Kiev: when everything looks far away | Quando tutto sembra lontano

EN: I eagerly prefer to leave trivial sentences such as “The net is nice, but full of danger”, “The web really made the world closer to us”  to other people. Many essays and analysis have been written about the power of the Internet to create, coordinate and influence massive popular protests. We stand in front of a power we can hardly understand: which usually leads us to say the dull sentences above or perhaps makes us believe in conspiracy theories. We’re satisfied with preaching the white, bright freedom in our monitor screens as long as it stays there, inside our computers, inside our smartphones. As long as it stays away from us.

Indeed, even if many pictures of the Syrian tragedy or the Ukrainian dust appear on our Facebook timelines every day, some of them being Pulitzer-winning photos and others just phony made-ups, we feel light years away. Our sympathy lasts a click.

That’s why the pictures Tatev Aghajanyan, an Armenian girl, took in Kiev on April 10th and sent us, awoke me from my numbness. They’ve got a date on them, as if they were pictures from my uncle’s birthday. While I look to these photos I’m not in Kiev, but still all of that media rhetoric and all of our insincere caring just crumbles down. I should remember more often that outside there’s a world not far away. And that’s not only “thanks to the internet”.

Thank you, Tatev. From the bottom of our hearts.

(traduzione di Jacopo Tramontano e Simone “Simokku” D’Anastasio)


IT: Lascio volentieri ad altri la banalità del dire cose tipo “oh, la rete è bella ma pericolosa”, “con il web il mondo è più vicino”. Hanno scritto e scriveranno saggi e articoli sul potere di internet nel creare, coordinare, influenzare le proteste di interi popoli. Siamo davanti a una forza che difficilmente riusciamo a comprendere fino in fondo, almeno non senza cadere nella banalità di cui sopra o nel complottismo. Ci accontentiamo di predicare la libertà bianca luminosa dei nostri schermi purché rimanga chiusa lì nel pc, nello smartphone; purché rimanga lontana.

Infatti, per quante foto vediamo circolare su fb della tragedia siriana, della polvere ucraina, per quante di queste abbiano vinto il premio Pulitzer, o quante siano finte e costruite ad arte, noi ci sentiamo lontani anni luce, la nostra commozione dura un click.

Per questo, le foto che Tatev Aghajanyan, ragazza Armena che si trovava a Kiev il 10 aprile, ha scattato e ci ha gentilmente inviato (Versus ha il 6% di lettori stranieri e il 2% non italofono), mi hanno risvegliato da un torpore. Hanno la data, come fossero le foto del compleanno di mio zio. Guardando queste foto io non sono a Kiev, ma tutta la distanza costruita dalla retorica dei media e dal nostro finto “importarci” è stata distrutta. Dovrei ricordarmi più spesso che fuori c’è un mondo che non è lontano: e questo non solo grazie a internet.

Grazie di cuore, Tatev.

strade kiev 10 aprile

strade occupate kiev 10 aprile

militari kiev 10 aprile

maidan kiev 10 aprile

barricate kiev 10 aprile

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