Il giovane favoloso, il Leopardi di Martone

50393Nessuno aveva mai avuto il coraggio di rendere immagine qualcosa come la la vita di Leopardi, nel 2014 Martone ci prova e ci riesce, mostrandoci tanto anche di lui in questa biografia, una storia che non si limita a narrare una vita. Il giovane favoloso (2014) non vuole affatto essere una vanitosa espressione di cultura bensì ci accompagna a fare un viaggio dentro i pensieri e le paure di un uomo che tutti conoscono e pochi hanno (letto) capito. “Non attribuite al mio stato quello che si deve al mio intelletto”: quello che vediamo è un Leopardi vestito di una sottile ironia che riscrive il pessimismo leopardiano che tanti hanno stereotipizzato e svilito come un’idea condizionata dal disagio fisico. In qualche parte nascosta al di là del cuore lo spettatore si sente come lui, ”straniero” del tempo, alla ricerca instancabile di qualcosa.

La parola leopardiana costruisce la ragnatela cinematografica dell’intera pellicola cucendo percorsi sui versi ancora pulsanti di vita: quale persona o oggetto ancora in vita possiamo interrogare per raccontare Leopardi? La poesia. La poesia è l’unica traccia che conserva la verità di Leopardi, la strada sicura da prendere per viaggiare nella sua vita e Martone lo capisce benissimo, vestendola senza timore della funzione di bussola. La parola poetica declamata al cinema però (anche se è quella di Leopardi) rischia sempre di divenire teatrale e poco ”sporca” del reale, dunque non del tutto incastonata all’interno del contesto cinematografico in cui si crea la finzione, quella suspension of disbelief in cui il telespettatore viaggia ”incredulo” all’interno dell’opera. Considerato il rischio, il binomio Germano-Martone riesce comunque nel suo intento, riesce a fare di una cosa intima come la poesia la protagonista universale, senza svilirla. Un’ interpretazione favolosa quella di Elio Germano che davanti a milioni di occhi ha dovuto incarnare il poeta più amato al mondo. Frutto di un lavoro durato tre mesi a fianco di esperti che hanno saputo indirizzarlo nello studio profondo della sua ombra, non solo dal punto di vista letterario ma anche fisico, Germano entra dentro qualcun’altro senza sapere come, inconsapevolmente si trova intrappolato dentro una postura sempre più curva, quasi rannicchiata su se stessa.

il-giovan-favoloso-defaultSiamo nell’ 800 e le meravigliose scenografie lo mostrano con eleganza, tra gli interni della biblioteca di Recanati e i paesaggi natali del regista a Napoli. Eppure non siamo del tutto immersi nell’epoca, non siamo del tutto distanti da quel contesto da sentirci estranei: a farci percepire un’insolita familiarità sono i suoni, quelli elettronici del tedesco Sasha Ring alias Apparat o quelli del brano (dal nome Outer) del canadese Doug Van Nort. Elementi sonori che contrastano chiaramente con il contesto della narrazione e per questo conducono la biografia di Leopardi a divenire senza tempo, a trasformarsi in qualcosa di più di una vita di un grande poeta. A mutarsi in qualcosa di eterno che trova una casa anche in questa era nella speranza che tutti, o almeno molti, trovino la strada per farle visita.

Oggi, inoltre, Martone ha fatto visita proprio nella mia Università a Bologna e ci ha raccontato un po’ del suo “viaggio”, così lo ha definito, un viaggio che lo ha condotto fino al Il giovane favoloso. Martone si mostra innamorato di Leopardi dichiarando di non aver voluto un film autobiografico che seguisse la cronologia degli eventi ma di aver desiderato un film che procedesse ”ad intarso”, cioè secondo un flusso atto a dare voce all’anima di Leopardi piuttosto che alla sua vita. Per rendere questa idea vicina agli occhi di chi guarda Martone va alla ricerca dello ”scontro”, quella costante contrapposizione che si configura tra la luce che accende Recanati e quella soffusa che spegne Napoli, tra i suoni di Rossini e quelli di Sasha Ring. Inutile dire quanto sia forte la tensione di riscoprire l’Italia, quella voglia di dare nuova voce al Passato. ”La voce di Leopardi” lo accompagna sempre così da aprire un “cantiere” dentro di lui sempre più grande, sopratutto a teatro dove riscopre ”un drammaturgo segreto” dalle parole ancora “vive”, mai ferme, capaci di dire qualcosa che in quel tempo non era umano pensare. E poi alla vista di Recanati, che vede ancora “intatta” nel suo essere, non resiste a realizzare il suo grande sogno. 

Roberta Palmieri
© riproduzione riservata


Questo sito usa cookie  per offrirti la migliore esperienza possibile. Accetta l'uso o cambia le tue impostazioni dei cookie.