Addio Fidel, uomo e rivoluzionario

“Addio Fidel oggi è l’atto conclusivo […] ignor Colonnello sono Ernesto il “Che” Guevara. Mi spari. Tanto sarò utile da morto come da vivo”

(Francesco Guccini – Canzone per il Che)

Ci si affida alle parole di chi sa usarle meglio di noi per ricordare una figura che nel bene o nel male ha fatto la storia non solo dell’isola Caraibica, Cuba, ma anche di un intero popolo, di un’intera nazione; che ha cercato di contrastare un pesce  troppo grande e troppo vicino: l’America; ma, con i suoi limiti e con umiltà Cuba è rimasta sempre fedele a se stessa a quella sua tradizione fatta di tabacco e agricoltura. Questo grazie a Fidel Castro che l’ha guidata negli anni più difficili della sua storia, gli anni dell’embargo, della guerra fredda, della crisi missilistica e infine della riappacificazione; lasciando il testimone al fratello Raul.

Castro, chi era costui?” Come un Don Abbondio indaffarato con il suo Carneade anch’io adesso voglio chiedermi chi fosse realmente Fidel Castro, voglio ripercorrere i pensieri del rivoluzionario cubano e vedere come essi si siano convertiti in realtà.

Ovviamente egli era un socialista, ha combattuto contro l’imperialismo americano portato avanti da governi-fantoccio come quello di Batista, combattuto dal Lider Maximo e da Ernesto Guevara. Fidel, mal tollerava che  la propria patria fosse un giocattolo in mano agli americani così come lo è stato per molto tempo gran parte dell’America Latina. Nonostante tutto, però ripresa Cuba egli cercò di creare un collegamento con i vicini dai quali non ebbe risposte. Da ciò scaturisce il suo avvicinamento all’URSS inizialmente con il petrolio importato e in seguito con le basi missilistiche.

“Perchè la morte dovrebbe spaventartmi? Prenderà me come ha preso molti miei compagni durante quel periodo . Non la temo, non la desidero: la evito, e penso che lei debba evitare me.”

Castro fu un combattente come pochi, rivoluzionario e patriota. Combatté affinché si potesse mettere un freno allo strapotere estero e si potesse ridare ai cubani ciò che era loro di diritto: la propria terra. Infatti vennero confiscate le proprietà estere e ridate ai contadi. Venne promossa una campagna di alfabetizzazione, di cui egli stesso si fece promotore in un discorso all’ONU. Nel 1961 il tasso di analfabetismo fu ridotto dal 20% al 3,9%.

“Le idee non hanno bisogno di armi, se sono in grado di convincere le grandi masse.”

Castro fu un promotore della ricerca e dello sviluppo scolastico. A Cuba, durante il suo mandato, durato circa mezzo secolo, il livello di istruzione aumentò molto di più rispetto a tutti gli altri stati dell’America Latina. Castro promosse anche una sorta di erasmus, quarant’anni prima che questo diventasse realtà europea, facendo si che studenti stranieri potessero studiare gratuitamente nell’isola. Il processo di ricerca fece sì che si raggiungessero straordinari traguardi anche nel campo della biotecnologia.

“Non c’è nulla di paragonabile alla shoah. (…) Nessuno al mondo ha ricevuto lo stesso trattamento riservato agli ebrei, sempre accusati di ogni male. Essi hanno condotto un’esistenza molto più difficile di chiunque altro.”

Sui diritti umani risuonano numerose controverse che identificano leader cubano da un lato benevolo ma dall’altro malvagio. Ha abbattuto i tassi della mortalità infantile (altro che mangiarli), ha reso la sanità accessibile a tutti e i “Jonh Q” che presidiavano gli ospedali statunitensi, a colpi di pistola, non si sono mai presentati, a Cuba, per recriminare il diritto alla vita. Dall’altro lato però gli si muovono contro le accuse di licenziamenti indiscriminati per cause politiche, uso di tortura e condizioni carcerarie disumane verso gli avversari politici.

Cascano critiche anche sui trattamenti degli omosessuali, famosa l’intervista di Giangiacomo Feltrinelli in cui viene chiesto perché avesse paura dei gay. Egli rise inizialmente ma dopo qualche anno si scusò per il trattamento riservato agli LGBT e rese gratuiti anche gli interventi di attribuzione del sesso.

Giunti alla fine di questa straordinaria (perché fuori dall’ordinario) vita si può dire di Fidel Castro che sia stato un leader di certo non lindo in ogni suo aspetto; ma da un lato amatore del proprio popolo, orgoglioso della libertà da lui raggiunta, sofferta, combattendo contro un nemico molto più grande ma dall’altro ha cercato di reprimere una libertà di stampa e di pensiero che in Europa aveva raggiunto i massimi livelli. Fidel è una figura dalle mille sfaccettature di certo entrerà nella storia come uno dei capi, dei condottieri che hanno cambiato il mondo, almeno il loro.

Per gli animi nostalgici indelebile è la sua immagine sopra una jeep verde militare che alza la mano salutando il suo popolo con accanto il fidato amico Ernesto Guevara. Armati di basco e sigaro, pronti a riportare attraverso lo scontro e la guerriglia la libertà o, per lo meno, l’identità di un popolo calpestato dalla potenza a stelle e strisce. Hanno rivendicato un loro diritto, hanno chiesto il riconoscimento prima come nazione e poi come popolo. Non si sono cullati su favoritismi internazionali ma hanno voluto una terra e l’hanno ottenuta.

Si possono muovere le peggiori critiche a Fidel Castro ma tutti devono riconoscere che egli senza vittimismo ha ottenuto ciò che voleva. “Cuba ai cubani“. L’ha difesa, l’ha salvaguardata, per certi aspetti l’ha anche comandata col pugno di ferro; ma l’ha amata come pochi. Quest’amore di Fidel verso la propria terra non deve essere dimenticato.

Addio Fidel.

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Gaetano Gatì

@Gaetanogati

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