Le saponette di Salonicco contro la crisi

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Abbiamo deciso che non ci sono uomini migliori di altri. Abbiamo capito che avere un’Assemblea Generale è meglio di un Consiglio Amministrativo che comanda. Da questa consapevolezza comincia ad immettersi un altro tipo di filosofia e di conseguenza un’altra produzione.

Sono queste le prime parole di Makis Anagnostou, una volta entrati dentro la Vio.Me. ( Viomihaniki Metalleytiki ), una fabbrica di Salonicco che produceva materiale edile per il colosso greco Filkeram-Johnson. Makis è il Presidente del sindacato di base ma guai a chiamarlo leader o sindacalista: “Qui non ci sono divisioni dei compiti e non ci sono capireparto, siamo tutti operai e tutti sindacalisti”, spiega con un’espressione piuttosto indispettita.

Entrati nella fabbrica e superata la videosorveglianza, da cui i lavoratori controllano l’arrivo di Alba Dorata o della Polizia, si vedono enormi spazi e capannoni pieni di materiale inutilizzato risalente alla vecchia produzione.

Ogni mattina si comincia la giornata di lavoro con un’assemblea di fabbrica, tra il bollente caffè greco e analisi sulla crisi internazionale. Si controllano le mail e si fa il piano di lavoro della giornata. L’assemblea si convoca ogni giorno ma non per questo si risparmiano discussioni approfondite su ogni singolo dettaglio della fabbrica. Poi comincia la giornata di lavoro e, a far da sfondo alla lavorazione dei saponi biologici, ci sono montagne di materiale edile inutilizzato, come a ricordare da dove è partita la loro scommessa.

La Vio.Me. godeva di un ottimo stato di salute fino al 2011, quando lo scoppio della crisi portò la Filkeram-Johnson ad abbandonare totalmente la fabbrica, lasciando i suoi 70 lavoratori senza stipendio e quasi due milioni di euro di debiti aziendali. Ma i lavoratori non hanno alcuna intenzione di perdere il lavoro e, con un referendum interno, il 98% di loro vota a favore della costituzione in cooperativa e decide di riprendere le attività, stravolgendo, però, la produzione.

Dal materiale edile si passa bruscamente alla produzione di saponi e detersivi biologici, realizzati con l’olio d’oliva“All’inizio, la crisi greca ha colpito soprattutto le attività edili. L’azienda questo l’aveva capito e ha scelto di abbandonarci al nostro destino. Abbiamo deciso di produrre qualcosa che per l’uomo è sempre necessaria, i saponi e i detersivi, riuscendo, così, anche ad abbattere i costi di produzione rispetto alla precedente gestione aziendale.” spiega sorridendo Dimitri, un operaio del collettivo, mentre continua ad imbottigliare i detersivi liquidi, appena prodotti.

Adesso si lavora facendo bollire in grandi pentole quello che saranno saponi e detersivi, poi si lasciano asciugare e si tagliano a mano. Si risparmia sul materiale, sull’energia elettrica, sugli stipendi – adesso divisi equamente tra ognuno dei lavoratori.

Dopo prestiti e anticipazioni del TFR per avviare l’attività, comincia la scommessa della Vio.Me. e si avvia una rete di solidarietà che parte da Salonicco, attraversa Pisa e l’ex colorificio occupato, fino all’Argentina, all’Egitto, alla Danimarca e alla Germania. Lavoratori di varie nazioni, con esperienze simili a quella della Vio.Me., cominciano ad aiutare gli operai greci per vendere i loro saponi in tutto il mondo.

Non abbiamo ricevuto nessuna risposta da parte delle forze politiche governative e dai sindacati; in compenso abbiamo avuto il sostegno dei collettivi di base. Sono stati loro a mettere in moto la macchina della solidarietà, che ha fatto conoscere la nostra lotta dappertutto.

Il cancello si richiude, dopo un affettuoso saluto degli operai, con la raccomandazione di portare anche in Italia la loro storia e di aiutare quei temerari lavoratori greci che hanno deciso di sfidare la crisi con una saponetta d’olio d’oliva.

Un reportage di © Francesco Bellina

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