Quello che vi siete persi sulla vicenda Lupi

img1024-700_dettaglio2_Maurizio-Lupi-agfQuello che attraversa l’Italia in questi ultimi giorni sembrerebbe essere l’ennesimo caso di corruzione: un sistema estremamente complesso, facente capo a Ettore Incalza e Stefano Perotti, strettamente legato all’operato del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Tutto parte dalle indagini condotte dalla procura di Firenze, coordinate dal procuratore Giuseppe Creazzo, sulle cosiddette “Grandi Opere”, un progetto che va dalla costruzione dei grandi tratti autostradali (ex. Salerno-Reggio Calabria), all’Expo e alla TAV, passando dalla Metro C di Roma. Secondo gli inquirenti, l’articolata struttura messa in piedi da Perotti e Incalza avrebbe previsto infatti che le aziende, per essere quanto meno favorite nelle varie gare di appalto, dovessero corrispondere ai due manager almeno l’1% delle somme incassate.

Gli stretti rapporti di collaborazione tra Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ed Ettore Incalza nascono nel 2001, quando quest’ultimo viene messo a capo della struttura tecnica di missione del Ministero, attraversando ben 7 governi e 5 ministri. Questo fino a pochi giorni fa, quando le indagini rivelano non solo un sistema di corruzione, tangenti e favoritismi coordinati da Incalza e dal collega Perotti, ma anche uno stretto rapporto tra quest’ultimi e l’ormai ex Ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi, che proprio venerdì mattina, durante l’informativa davanti al Parlamento, ha presentato le sue dimissioni relative agli ultimi fatti giudiziari che lo hanno riguardato da vicino, ma che in ogni caso non lo includono nel registro degli indagati. Le critiche mosse all’on. Lupi sono infatti ben altre, e nascono dalle intercettazioni rese pubbliche dai carabinieri del Ros e riportate dalle più importanti testate giornalistiche. Pertanto, se già l’amicizia profonda che lega la famiglia Lupi a quella del Perotti certamente non fa una gran pubblicità al ministro, i favori chiesti direttamente a Incalza per “sistemare” Luca Lupi, figlio di Maurizio, fresco di laurea in ingegneria, non migliorano di certo la situazione.

Le reazioni delle opposizioni, ovviamente, non si sono fatte attendere: l’area di destra (Lega Nord e Fratelli d’Italia) chiede a gran voce le dimissioni del ministro Lupi e, non contenti, anche quelle del Ministro dell’Interno Angelino Alfano. La Lega arriva addirittura a boicottare la sua presenza in Parlamento durante l’informativa del Ministro, come segno di protesta per la ricomparsa della cosiddetta “Terza Camera” berlusconiana, in quanto Lupi ha annunciato le sue dimissioni alla trasmissione Porta a Porta prima che in Parlamento, format spesso utilizzato dall’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nell’annunciare le sue riforme.  Si distacca dal coro la posizione di Forza Italia, da sempre appartenente alla tradizione garantista, improntata alla tutela del cittadino (o in questo caso, del Ministro) nei confronti della magistratura e del potere giudiziario in generale, che spesso e volentieri ha interessato da vicino proprio i vertici di questo partito, ritenendo necessarie le eventuali dimissioni di un rappresentante politico solo in caso di condanna definitiva (e spesso neanche in quel caso). Figurarsi dunque il caso in cui un ministro non sia neanche iscritto nel registro degli indagati. Radicali anche le alternative proposte da MoVimento 5 Stelle e SEL: la prima si unisce alla richiesta di dimissioni del Ministro Lupi, in linea con le altre opposizioni; la seconda chiede in più l’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare, per fare chiarezza sui fatti riguardanti gli appalti delle Grandi Opere.

Informativa del ministro Alfano sui rischi connessi al terrorismo internazionale

Se le opposizioni si mostrano quindi relativamente unite nella richiesta di dimissioni, è proprio il governo ad essere diviso in merito. Come è facile prevedere, Nuovo Centrodestra si è schierato dalla parte del suo Ministro, azzardando addirittura, in un primo momento, di parlare a nome dell’intera compagine governativa, confermando così l’appoggio non solo suo, ma dell’esecutivo tutto. È la minoranza PD a spostare la vicenda da un piano giudiziario (evidentemente insussistente) a uno più strettamente politico, chiedendo un passo indietro al capo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, data la sua ormai compromessa posizione politica. In tutto questo, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi si rinchiude in un assordante silenzio, interrotto soltanto dalle dovute affermazioni post dimissioni dell’On. Lupi. Il comportamento tenuto dal capo dell’esecutivo è infatti molto diverso da quello avuto nei confronti del caso Cancellieri, quando era solo candidato alla Segreteria del Partito Democratico: durante i giorni del governo Letta, Renzi sparava a zero sulla mancanza delle dimissioni dell’allora Ministro della Giustizia e, fatto ancor più grave, sulla difesa a spada tratta operata dall’allora Presidente Letta nei confronti della Cancellieri.

Se tuttavia le argomentazioni dell’allora Sindaco erano portate avanti con maggior vigore per via delle primarie in casa Dem, il ruolo che è chiamato a ricoprire stavolta Renzi è sicuramente molto più impegnativo e non consente l’uso di toni da campagna elettorale, a differenza del contesto precedente: la stabilità della maggioranza in Senato è infatti legata a doppio filo ai voti di Area Popolare (composta dai 2 seggi di UDC e dai 31 di NCD); un comportamento oltranzista da parte del Presidente del Consiglio potrebbe quindi compromettere seriamente la stabilità di Governo e le riforme in atto. Questo però non esclude che l’ex primo cittadino di Firenze non abbia in qualche modo influenzato l’esito della vicenda, nonostante varie smentite da parte dello stesso Lupi che più volte ha ribadito l’inesistenza di pressioni da parte del Premier. La stessa dichiarazione del Sottosegretario Delrio a 8 e Mezzo, dove rimanendo sul vago affermava che Lupi stava pensando alle dimissioni, fa riflettere sulle effettive intenzioni dell’esecutivo. Se infatti sono state mosse più volte accuse di “annuncite” nei confronti di Renzi per quanto riguarda l’azione di governo, non si può dire lo stesso relativamente all’azione del governo, ovvero l’operato dei singoli Ministri. È evidente il lavoro certosino dietro le quinte, promosso dal Primo Ministro e dal suo entourage, nel salvaguardare la reputazione del proprio gabinetto, evitando così qualsiasi ostacolo che possa minare la credibilità del governo Renzi, sia in Italia che all’estero.

Possiamo dire quindi di assistere, in una delle rare occasioni della Seconda Repubblica, a delle dimissioni dovute a motivi interamente politici. Quello che infatti va riconosciuto all’ex Ministro Lupi è di aver scelto una strada quanto mai difficilmente percorsa dai suoi predecessori, anche in situazioni molto più compromettenti, nelle quali più di un Ministro è stato reso maggiormente “accondiscendente” da regalie e favori vari. Dalle intercettazioni risulta, infatti, anche la richiesta di aiuto del Ministro per il proprio figlio disoccupato: una richiesta quanto mai diffusa, purtroppo, tra i potenti e non solo. E i regali ricevuti da Incalza e Perotti? Semplici “consuetudini”, come le ha definite anche Cicchitto. Allora cosa ha portato l’On. Lupi alle dimissioni? La sua ormai compromessa posizione politica. Per una volta infatti non si è optato per il classico cliché del “così fan tutti” e del “tanto in Italia le cose funzionano così”. Il messaggio che si deve cogliere da queste dimissioni è più forte e riguarda forse il cambiamento che lo stesso Renzi vuole imprimere alla mentalità italiana, fin troppo abituata a scandali di questo genere. Si vuole forse riportare quel rispetto dovuto alle istituzioni della Repubblica, a partire dal Parlamento, passando ovviamente dal Consiglio dei Ministri (Ministeri annessi), anche attraverso una ritrovata dignità politica, ancor prima che morale, della classe dirigente italiana. Il caso Lupi quindi rappresenta un elemento incontrovertibile del tentativo di riportare alla “normalità” un paese che troppo a lungo ha sopportato una situazione fuori dall’ordinario, pur nel contesto degli scandali politici che investono e investiranno l’Italia. E di tutto questo non possiamo che esserne compiaciuti.

Carlotta Ciani

© riproduzione riservata


 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *