La successione al trono di Lupi

Chigi - politiche del Governo a favore della casaLa poltrona vacante di ministro per le Infrastrutture e i Trasporti è forse uno dei problemi più spinosi che il Governo a guida Renzi è chiamato ad affrontare dal suo insediamento. La posta in gioco è alta tecnicamente, perché il ministero è uno dei più delicati (girano un sacco di appalti e di soldi), e politicamente perché il padrone di casa era un uomo di Ncd. Da non sottovalutare poi un’altra questione che in questi giorni ha avuto scarsa risonanza: Renzi si era presentato solo un anno fa come l’uomo del fare e il paladino della rottamazione. Di certo, una tale scossa che avrebbe svelato un sistema corrotto e consunto di durata pluridecennale su cui lo stesso premier non ha mai questionato, nonostante qualche mese fa il Parlamento abbia chiesto al Governo di rimuovere Incalza e di rinnovare la dirigenza del ministero, non è stata una bella figura per tutta la compagine di governo, Renzi in primis.

Ora il dicastero sarà retto dallo stesso Renzi ad interim per un «breve periodo» di tempo ma, inevitabilmente, il toto-nomi è già iniziato e in meno di una settimana sono saltati fuori tanti volti. Il ventaglio di possibilità è però tanto ampio quanto intricato.

A fronte del problema della delicatezza del ministero e del consolidato marciume interno sono stati fatti due nomi non da poco: Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, e Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria. Sorvoliamo sul fatto che Cantone in questi mesi è diventato il macabro simbolo di un’inefficienza politica per cui, di fronte a qualsiasi scandalo, “puff!” spunta fuori l’angelino (non Alfano) che sistema tutto. Si tratta di due magistrati, due paladini della moralità, due nomi molto graditi all’opinione pubblica che sarebbero una vera garanzia per il corretto funzionamento del ministero. Entrambi presentano però delle grosse controindicazioni: con Cantone alle Infrastrutture si aprirebbe la questione della successione all’Anticorruzione; inoltre Cantone sta svolgendo un ottimo lavoro lì dov’è, perché perdere un tale fuoriclasse? Ma soprattutto la sconvenienza di un magistrato al ministero è di opportunità politica e di immagine. Porre una ex toga a risanare un vertice di un dicastero vorrebbe dire arrendersi all’evidenza che la politica non è capace di svolgere il proprio ruolo e mette un magistrato famoso che piace ed è efficiente a ricoprire l’incarico di un politico.

Sarebbe una brutta sconfitta istituzionale. Per non ripetere ciò che abbiamo già visto con Di Pietro, sarebbe meglio evitare l’intromissione di un altro magistrato per simboleggiare un risanamento. Lo spettacolo sarebbe quello di un Renzi ammiccante che dice: “Visto, ho messo l’uomo migliore al posto giusto per fare pulizia” pur consapevole della pesante sconfitta. Insomma, non proprio quello che un politico si augura nei suoi sogni migliori. E poi, chi va a raccontare ad Alfano che ha perso un ministero?

A proposito di Alfano, c’è il problema dei rapporti tra Pd e Ncd. Se il nuovo ministro non sarà un Ncd i rapporti tra i due partiti si farebbero infuocati, a meno che Renzi non conceda una “ricompensa”. Questa significherebbe un rimpasto per lasciare al secondo partito di governo un altro ministero – prospettiva non gradita a Renzi, che vorrebbe evitare di mischiare i membri della sua squadra. Un Ncd al posto di Lupi potrebbe essere Gaetano Quagliariello, già ministro per le Riforme istituzionali del Governo Letta. Tuttavia, anche questa soluzione sembrerebbe non gradita al premier: in primis perché vorrebbe disarcionare gli uomini di Alfano dalle Infrastrutture e poi perché non piacerebbe all’opinione pubblica: Quagliariello non ha esperienze nel dicastero ed è dello stesso partito del ministro uscente; sarebbe un “cambiare tutto per non cambiare nulla”. Renzi comunque non potrà ignorare i desideri del suo ministro degli Interni, dal momento che gli garantisce la maggioranza in Senato: un congelamento dei rapporti tra i due potrebbe avere fastidiose conseguenze sull’andamento delle attività parlamentari.

Il premier pare, in ogni caso, voler fare pressione affinché uno dei suoi uomini di fiducia occupi il posto di Lupi. Sono stati fatti i nomi di Luca Lotti e di Graziano Delrio. A parte il fatto che Lotti sta alle Infrastrutture come Pannella al proibizionismo, entrambi non godono di quella statura politica e di quel carisma necessari per reggere un ministero così importante. Sarebbero molto graditi al premier, ma graditi a lui solo e completamente inadatti al ruolo.

Infine, siccome le vie del Signore sono infinite, ci sarebbe ancora un’altra possibilità: per non scontentare nessuno si potrebbe spaccare in due il ministero. Da una parte le Infrastrutture e dall’altra i Porti e i Trasporti così da assegnare l’uno a un Pd e l’altro a un Ncd. Tutti d’amore e d’accordo, certo, ma si dovrebbe dividere il dicastero e aprirne uno nuovo, un’operazione non semplice, e al premier questa prospettiva non piace.

Renzi si trova tra le mani una patata bollente che non può scagliare via. Ogni possibile soluzione presenta forti controindicazioni. Per evitare che si ustioni non può fare altro che mediare con tutti i giocatori in campo per evitare che qualcuno possa rimanere scontento e piantargli delle grane in futuro. Un’operazione politica certamente complessa, ma ci auguriamo che Renzi tenga a mente che ciò che tutti si aspettano è una scelta saggia modellata sulla politica del risanamento e dell’onestà piuttosto che il frutto di un gioco di potere interno ai palazzi.

Alessio Trabucco

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