Cameron ha vinto le elezioni

Nonostante le difficoltà incontrate, Cameron ha conquistato di nuovo la fiducia degli elettori
Nonostante le difficoltà incontrate, Cameron ha conquistato di nuovo la fiducia degli elettori

Alla fine è successo. I sondaggi sono stati smentiti, David Camero e il partito conservatore potrebbero avere la maggioranza assoluta. Ma la House of Commons avrà a partire dal 7 maggio 2015 più partiti di quanti non ne abbia mai ospitati prima. Fine di un’era?

In realtà già nelle precedenti elezioni si era verificata una anomalia. Dalle urne non era uscita una maggioranza netta. La soluzione che ha tenuto per cinque anni riuscendo con qualche difficoltà a portare il Regno Unito fuori dalle secche della recessione, è stato un governo di coalizione formato dai Tories con i LibDems. Stavolta potrebbe addirittura non essere necessaria la coalizione, ma la maggioranza sarebbe appesa a un filo sottilissimo.

Il prepotente ingresso dei nuovi partiti antisistema sulla scena ha scardinato il consueto modo di fare campagna elettorale, abbassando inevitabilmente il livello della competizione. Basti pensare alle minacce subite dai conservatori scozzesi, culminate oggi nell’allontanamento di alcuni elettori da parte di chi non approvava le loro intenzioni di voto.

La crescita esponenziale dei nazionalisti dello SNP di Nicola Sturgeon ha danneggiato tutti però, Labour in primis. Basti pensare che ci sono stati giorni in cui si prevedeva addirittura una Scozia tutta in mano al partito. Ai primi exit poll danno il Partito di Miliband largamente distante  dal primo posto. Colpa del ritorno alle origini? Al vecchio labour pre Blair? Probabilmente si. Anche la campagna elettorale ha lasciato parecchio a desiderare. Non solo quella. E scivoloni come quelli dell’esilarante cancelliere ombra Ed Balls che ha definito uno scherzo il buco di bilancio del 2010 lasciano il segno nel popolo più ricco di humour del continente.

Anche gli euroscettici di Farage escono ridimensionati da questa tornata, presumibilmente. Dodici punti percentuali in meno rispetto alle Europee e soprattutto solo (stando ai polls) due seggi, risultando quasi irrilevanti nel futuro delle maggioranze possibili. Per la gioia di buona parte dell’establishment tory, che non ha mai visto di buon occhio l’ex thatcheriano.

Adesso formare un governo non sarà impossibile. Il problema sarà un governo stabile . Con il crollo dei Liberal Democratici, causato anche dal cerchiobottismo della loro campagna elettorale, si è perso l’ago della bilancia (con solo 10 seggi il loro peso nel governo rischia di essere molto relativo). Certo, le maggioranze risicate non sono una novità nella tradizione britannica, che ha anche saputo fronteggiare governi di minoranza. Questo testimonia certamente che il maggioritario non porta necessariamente al bipartitismo, anche in un sistema più solido e trasparente del nostro (chi si occupa di leggi elettorali avrà un bel po’ da pensare dopo aver analizzato il risultato di questa tornata).

Ma il punto è un altro. La Gran Bretagna sembra aver perso l’interesse per la politica. Il dato dell’affluenza potrà anche risultare positivo , ma come ci insegna la tradizione, il fattore più rilevante potrebbe essere il clima mite dell’election day. Solo l’1% dei cittadini ha parte attiva in una organizzazione politica. Forse non basterà rimanere aderenti al piano (“Stick to the plan” lo slogan vincente del partito di Cameron, in omaggio anche al significato italiano del termine conservatore). E le prossime sfide, come il referendum sull’Europa promesso da Cameron, potrebbero portare ad una modifica formale del più grande sistema spontaneo della storia, per mantenerlo in vita in tutto il suo splendore.

Filippo Simonelli

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