La morte del fanciullino e la poetica punk di Infanticide

E’ un jazz allucinato e rumoroso quello di “Infanticide“, EP di Caterina Palazzi e i Sudoku Killer uscito per Auand Records, che si destreggia alla grande tra visioni noir e seducenti e improvvise bordate punkeggianti alla Nirvana.

Un lavoro totalmente strumentale il cui valore sta nella qualità e quantità di cambi. Alcuni passaggi hanno un che di grottesco e “circense” che rende l’atmosfera torbida, contraddittoria e affascinante, nonché estremamente leggera e godibile nonostante la lunghezza dei brani (circa 10 minuti l’uno) a cui bisogna essere abituati per non soffrirne.
Durante l’ascolto si ha come l’impressione di trovarsi come un funambolo in bilico su una corda a diversi metri d’altezza: la situazione inquieta ma stimola, è lenta e posata ma allo stesso tempo adrenalinica. La ricchezza dei paesaggi offerta dai brani e le infinite trovate sonore di ogni singolo strumento sono, con estrema eleganza, tenute in sfondo rispetto al mood dei brani rendendole, paradossalmente, quasi impercettibili. Mood dei brani, poi, che fa subito presa sui timpani lasciando l’ascoltatore come intorpidito e sedato ad ascoltare l’intero cd.

Venendo, invece, all’infanticidio, tema dell’EP, questo è, nelle parole degli autori, “l’omicidio virtuale della visione infantile del mondo in cui è sempre il bene a trionfare e i cattivi a soccombere”. Infanticide e le sue atmosfere funamboliche quindi si configurano “come perdita di un’ingenuità ludica e fanciullesca in ragione di una maturità turbolenta e spesso amara”; un passaggio difficile e non privo di ostacoli verso un nuovo punto di vista, un nuovo modo di intendere la realtà e la perdita di determinate certezze e sicurezze.

Il racconto, insomma, della nascita della consapevolezza che le fondamenta del proprio mondo sono fragili e i suoi limiti labili (e lavabili come direbbe qualcuno).

Tirando le somme: una delicatezza e un’eleganza notevoli si distinguono in questo lavoro; una crema sonora maledettamente incantatrice e delle discretissime distorsioni confezionano il tutto in un pacchetto dal gusto retrò e dark che come un incantatore di serpenti ammalia e avvolge chi fa il correttissimo errore di incuriosirsene.

Giacomo Guidetti

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