Siamo sempre stati attratti dai dati statistici. Ci siamo talmente tanto affezionati da reputarli lo strumento ideale per supportare le nostre argomentazioni in un dibattito, tanto da affidare loro le nostre più profonde convinzioni, tanto da creare degli istituti veri e propri, come l’Istituto nazionale di statistica (ISTAT). Forse è perché i dati rappresentano la più fedele approssimazione alla realtà, forse perché ci forniscono un riparo da qualsiasi tipo di contaminazione della soggettività o delle incertezze, e di fatto, fortificano la base di qualsiasi opinione e indirizzano le nostre idee. Qui vi proponiamo un’analisi dei dati degli ultimi anni riportati da varie agenzie di raccolta dati, riguardanti le principali tematiche del momento: la demografia, l’immigrazione, l’economia, l’energia, il terrorismo, la religione, e i media, per vedere come il nostro mondo è cambiato nel giro di pochi anni.

DEMOGRAFIA. Il livello di popolazione mondiale è uno di quei dati che è utile tenere sempre presente, in quanto variabile imprescindibile per l’andamento dell’economia, il prelievo delle risorse e soprattutto la tematica ambientale. Attraverso i dati raccolti notiamo come lo stereotipo della popolazione cinese come quella più numerosa del pianeta si conferma con 1,35 miliardi di abitanti, ma è seguita a ben poca distanza dall’emergente India, con 1,25 miliardi di persone e dagli americani, distaccati a 316 milioni. Ma a dispetto delle cifre statiche, i due paesi più spediti in termini di crescita demografica sono l’Oman, con un incremento del 9,2% annuo e il Niger, con un tasso di fecondità di 7,6 nati per donna e metà popolazione sotto i 15 anni di età. L’Italia, sul fronte opposto, si conferma paese per anziani, posizionandosi come terzo paese per età mediana più alta (43,2 anni) e per popolazione sopra i 65 anni (21,1%) dietro, in entrambi i casi, a Giappone e Germania. Sul piano dell’istruzione il Niger si conferma paese meno istruito con l’84,5% di analfabetismo, mentre Cuba si conferma secondo paese al mondo per spesa per l’istruzione in rapporto al PIL (preceduta dal Lesotho, paese del Sud-Africa). Il triste dato della disoccupazione vede Macedonia (29,0%), Grecia (26,3%) e Spagna (25,5%) sul podio, mentre Bielorussia, Tailandia e Singapore si mantengono sopra il 98% di occupati tra la popolazione attiva. Tutto considerato, la demografia mondiale che conta 7 miliardi di persone è eccessiva, per un pianeta la cui capienza umana ideale sarebbe di 1 miliardo. Sarà un problema con cui presto dovremmo avere a che fare, dal momento che l’impatto ambientale dell’uomo supera di gran lunga la disponibilità di risorse del pianeta.

IMMIGRAZIONE. È uno dei temi più dibattuti del momento, con la crisi migratoria che sta evidenziando le falle delle democrazie occidentali. Proprio sul fronte occidentale i dati confermano che il flusso di migranti verso l’Europa proviene in gran parte dalla Siria: con 25.546 migranti nel 2013, seguita da Eritrea e Afghanistan che stazionano attorno ai 10.000. Ma allargando lo sguardo, si scopre che la Siria è solo quarta tra i paesi dai quali si emigra di più, preceduta da Micronesia (che perde 80 persone ogni 1000 abitanti), Tonga e Samoa. Un tema spinoso sono le richieste di asilo, che a discapito delle aspettative non vedono L’Italia tra i principali paesi che ricevono più richieste: prima è la Germania, seguita da USA e Francia. Le richieste provengono in gran parte da Siria, Russia e Afghanistan, principalmente verso l’Europa, prima tra i continenti in tal senso. Nonostante le richieste d’asilo non siano indirizzate a noi italiani, a causa del Trattato di Dublino l’Italia rimane prima tra le nazioni al mondo per aiuto ai migranti, dopo Egitto e Marocco.  Un problema, nel complesso, che non riguarda solo noi, ma come tutte le sfide del ventunesimo secolo devono essere affrontate con un’ottica comunitaria, seppur sia più facile l’autarchia morale.

ECONOMIA E ENERGIA. Forse i famosi paesi BRICS, negli ultimi anni, non sono più all’altezza di tale acronimo, dato che dei cinque solo la Cina è tra i 15 paesi per crescita del PIL nel 2014, con il 7,4% (sceso a 6,9% nelle ultime settimane). Ai primi posti troviamo Turkmenistan, Ciad e Mongolia, mentre sul versante opposto Libia (-19,8%), Sud Sudan (-12,3%) e Ucraina (-6,5%)sono i tre paesi peggiori per crescita del PIL. Sul fronte “indebitamento” l’Italia non sorride, posizionandosi al quarto posto con il 134,5% del rapporto debito/PIL. Solo Giappone (243,5%), Grecia (174,7%) e Libano (147,6%) hanno fatto peggio nel 2014. I giganti dell’investimento rimangono USA, Giappone, Brasile e Cina, che investono più di tutti sul fronte delle uscite e delle entrate. Il calo del prezzo del petrolio degli ultimi giorni è solo l’apice di una lenta valanga che sta atterrendo i principali paesi esportatori, Arabia Saudita (42,9% del PIL), Russia e Venezuela, a favore (in parte) dei principali paesi importatori, UE, Cina, Giappone. Se è vero che autonomia energetica significa autonomia politica, Lussemburgo, Giappone e Irlanda si devono preoccupare, dato che rientrano tra i 12 paesi al mono con la più alta percentuale di energia importata rispetto al totale consumato (attorno al 90%). Tra le fonti rinnovabili negli ultimi anni si è investito di più nel solare, con 114 miliardi di dollari e nell’eolico, con 80 miliardi. Sono la Cina, il Giappone e gli USA che hanno investito maggiormente, ma i “virtuosi delle rinnovabili” restano l’Islanda (83,8%), il Tagikistan e il Paraguay. Sulla lista nera dei paesi che inquinano nessuna sorpresa, con la Cina, gli USA e l’India tra i peggiori per emissioni di CO2. L’energia resta il filo-conduttore dei più grandi mali del mondo, la prima pedina del domino che deve essere fatta cadere.

TERRORISMO. Tra le tristi statistiche legate al terrorismo constatiamo che i civili restano le principali vittime, con 2079 morti solo nel mese di novembre 2014, seguiti dai militari (1723). Sul versante opposto, al primo posto dei gruppi terroristici più violenti (vittime provocate sul totale dai vari gruppi), l’IS ha provocato il 44% delle vittime, seguito da lontano da Boko Haram con il 16%. Rispetto all’autoproclamato Stato Islamico, il valore delle entrate annuali si attesta intorno ai 2.900 milioni di dollari, con i principali introiti legati al petrolio (38%), gas (17%) e estorsioni (12%), con la curiosità delle donazioni che portano al Califfato 50 milioni di dollari l’anno. Stime che mostrano come nemmeno i jihadisti sono immuni da dipendenze economiche che provengono, in gran parte, da agenti esterni.

RELIGIONE. Il conflitto odierno provocato dal terrorismo è sorretto da una dinamica fondamentalista che si è impossessata di una minoranza della religione islamica. Ma seppur sia stata proclamata come una guerra di religione, gli unici paesi cristiani attaccati dall’IS sono stati la Francia e la Russia, i restanti sono tutti a maggioranza islamica, uno su tutti l’Indonesia, primo paese al mondo per presenza di musulmani (207 milioni), seguita da Pakistan e India. Sul podio cristiano vediamo gli USA (230 milioni), il Brasile e il Messico. Tra le altre religioni spiccano gli Stati Uniti per presenza di ebrei (6.588 mila), con Israele che insegue a poca distanza; la Cina (244 milioni) come casa principale per i buddisti e l’India per gli induisti (957 milioni). Guardando al quadro più generale delle religioni è interessante notare come dei quasi 7 miliardi di persone al mondo, 1.100.000.000 siano atei o agnostici, più di 3 miliardi siano appartenenti a religioni cristiane (cattolici 1.050.000.000), 1.070.450.000 islamiche (940 milioni sunniti e 120 milioni sciiti), 239 milioni a religioni darmiche come il buddismo e l’induismo e 146 milioni a religioni dell’Asia orientale. Un mondo, tante fedi.

MEDIA. A Zuckerberg non poteva andare meglio, avendo conquistato il 44% degli utenti internet con 1,35 miliardi di utenti al mondo. Gli americani lo usano maggiormente (165 milioni), seguiti dai brasiliani e dagli indiani (60 milioni circa). Riguardo all’altro social network di massa, la lingua più usata su Twitter è l’inglese (34%) seguita dal Giapponese (16%), con il maggiore bacino di utenti in Arabia Saudita (33% degli utenti internet) e Indonesia (19%). Ma è Whatsapp il vincitore in termini di utenze nate nei primi 4 anni di vita, con 419 milioni di utenti. In Europa, gli italiani sono tra i più “analfabeti” di internet, con il 32% della popolazione sul totale in Europa che non si è mai connessa, mentre sembra che gli islandesi siano perennemente davanti al computer. Passando all’informazione cartacea e guardando ai dati sulla crescita della vendita dei quotidiani tra il 2008 e il 2012 vince la Cina con il +33,2%, perdono Danimarca con -41,9% e Russia con il -38,7%. Ma il dato sulla Cina deve essere letto alla luce del primato nell’incarcerazione di giornalisti nel 2014, 44, mentre per giornalisti uccisi la Siria si prende il primo posto con 17 in un anno. Infine, la libertà di stampa continua ad essere un affare scandinavo tra Paesi Bassi, Norvegia e Svezia, che guardano dall’alto la Corea del Nord all’ultimo posto.

Con l’insieme dei dati raccolti raccogliamo prove a sostegno di tesi di cui eravamo convinti, o al contrario ci imbattiamo in realtà che smentiscono le nostre convinzioni, tra curiosità e numeri su cui riflettere, ogni campo semantico contiene le sue stime. Un’altra prospettiva per capire meglio come gira il mondo, e ragionarci sopra.

Adriano Bolchini

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Nato il 12 gennaio 1996 a Varese, studia Scienze Politiche a Siena. Poco affascinato dalla politica interna, molto dalla politica internazionale e dalla diplomazia. Affamato, oltre che di qualunque cosa abbia a che fare con il buon cibo, di esperienze e conoscenza, per arrivare un giorno ad essere capace di cambiare qualcosa in meglio. Ha propensioni per tematiche tanto importanti quanto poco trattate dai giornali, per suscitare spunti di riflessione e stimolare il valzer delle idee.