Cosa pensano i ragazzi turchi dell’instabilità turca

La Turchia è una pedina fondamentale nel quadro geopolitico contemporaneo costruito intorno alla guerra in Siria e all’ascesa dell’ISIS. Abbiamo incontrato alcuni ragazzi turchi per capire cosa pensano dei rapporti con l’Europa, del loro attuale presidente Erdoğan e delle accuse di complicità con lo Stato Islamico

ragazzi turchi

Zeynep – 36 anni. Disoccupata, nata e cresciuta ad Istanbul, è atea e laureata in Fashion Design

Sei favorevole all’entrata della Turchia nell’Unione Europea? Se si, pensi che debba sottostare ai cambiamenti richiesti dall’Unione in materia di diritti civili?

No, L’Europa è tutta basata sugli standard, dei quali si viene obbligati a rispettare e raggiungere e non penso che la Turchia abbia le capacità per rispettarli. L’Europa che vedo io è più un’utopia, mi piace certo lo stile di vita ma non penso che come istituzione sia un posto egualitario, gli stati sono trattati da impari e i diritti per quanto garantiti non sono rispettati in egual misura. La volontà dell’Europa di avere la Turchia dentro l’unione è mossa da interessi egoistici, dal momento che vedono il mio paese solo come un posto dove la manodopera è poco costosa.

Dopo le elezioni del 1 novembre il partito di Recep Tayyip Erdoğan ha preso una grande maggioranza, ti senti al sicuro dopo questo successo?

No, non mi sentivo al sicuro nemmeno prima di Erdoğan, ma ora mi sento proprio minacciata; è un vero e proprio trauma psicologico, come cittadini, vivere in questa situazione politica. Prima di Erdoğan l’andare vestiti con un mini-gonna era considerato vergognoso e rischiavi di essere minacciata o – peggio – uccisa, ma almeno questa mentalità era nascosta, mentre ora è sbandierata e rivendicata come giusta. Non credo più alla giustizia e alla polizia, né tanto meno nel governo.

Cosa pensi delle accuse internazionali che vedono la Turchia come principale alleato dell’ISIS?

Certo che sono fondate, basta guardare a Can Dündar il giornalista arrestato perché aveva dimostrato con foto e documenti la collaborazione tra il governo e Daesh. Tutti in Turchia lo sanno, ma questo non vuol dire che i turchi sostengono lo  Stato Islamico. La maggioranza delle persone non approva i loro ideali ed i mezzi brutali che usano. Il governo di Recep Tayyip Erdoğan ha voluto giocare su tutti e due i fronti: mentre appoggiava la coalizione, segretamente trattava con Daesh. Ora però si trova nel mezzo, minacciato da tutti e due. Pensavano di controllare lo Stato Islamico come un pupazzo, ma si sbagliavano.

 

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Doğuş, 25 anni. Studente Universitario in Management, di Istanbul. Lavora come ragazzo delle consegne e come attore. Il suo sogno è recitare e diventare a tutti gli effetti un attore.

Sei favorevole all’entrata della Turchia nell’Unione Europea? Se si, pensi che debba sottostare ai cambiamenti richiesti dall’Unione in materia di diritti civili?

Non pensa sia una buona idea permettere che la Turchia entri  a far parte dell’Europa almeno in questo periodo storico, sarebbe un fatto negativo per l’unione, mentre per la Turchia sarebbe positivo solo per il semplice fatto che molti turchi non vogliono più vivere in questo paese e potrebbero emigrare facilmente.

Dopo le elezioni del 1 novembre il partito di Recep Tayyip Erdoğan ha preso una grande maggioranza, ti senti al sicuro dopo questo successo?

Di certo no, Recep Tayyip Erdoğan si basa su di un modello presidenziale simile a quello di Hitler nella Germania Nazista e sta facendo tutto ciò che è in suo potere per raggiungere lo scopo. In più le persone che lo votano accettano ciecamente ogni sua mossa politica.

Cosa pensi delle accuse internazionali che vedono la Turchia come principale alleato dell’ISIS?

Che sono fondate, questo governo sta facendo affari con lo stato islamico, il primo chegli fornisce armi. Dopo gli attentati di Parigi, molti turchi musulmani hanno accettato la cosa, come conseguenza legittima per chi uccide musulmani da decenni ormai.

 

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Sungur, 24 anni. Nato a Gebze laureato in ingegneria, lavora come panettiere.

Sei favorevole all’entrata della Turchia nell’Unione Europea? Se si, pensi che debba sottostare ai cambiamenti richiesti dall’Unione in materia di diritti civili?

Lo spero vivamente, soprattutto per via dei problemi relativi al visto, infatti entrare in Europa permetterebbe di emigrare facilmente e andare a trovare lavoro nei paesi dell’unione. In più, sicuramente, comporterebbe dei vantaggi sulla libertà di espressione che al contrario qui in Turchia è molto a rischio. Come unico svantaggio vedo la possibilità di essere dipendenti dalle scelte politiche di altri paesi.

Dopo le elezioni del 1 novembre il partito di Recep Tayyip Erdoğan ha preso una grande maggioranza, ti senti al sicuro dopo questo successo?

No, Recep Tayyip Erdoğan è la peggior persona per l’incarico che ricopre in questo momento in Turchia. Oltre ad aver aperto le porte al capitalismo ad aver trasformato la nazione in uno stato islamizzato ha anche la responsabilità dell’aumento di divario che si è creato tra ricchi e poveri. In più non tiene mai conto delle volontà degli altri, specialmente dei più giovani.

Cosa pensi delle accuse internazionali che vedono la Turchia come principale alleato dell’ISIS?

Penso che in parte sono vere, ci sono degli accordi in qualche modo. D’altra parte è vero anche che il governo sta combattendo lo stato islamico. La realtà è che la Turchia vorrebbe avere controllo sul Medio-Oriente.

 

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Ismail 30 anni. Nato ad Istanbul, musulmano, laureato in ingegneria civile, è sposato e conduce un attività.

Sei favorevole all’entrata della Turchia nell’Unione Europea? Se sì, pensi che debba sottostare ai cambiamenti richiesti dall’Unione in materia di diritti civili?

Non mi interessa, sarebbe buono per le questioni di frontiera, entrare in Schengen sarebbe bello, ma non essere inclusi nell’Unione Europea, non sarebbe buono per l’economia turca, guarda alla Grecia o al Portogallo. Saremo sottomessi ai veri padroni dell’Europa, ovvero Germania e Francia.

Dopo le elezioni del 1 novembre il partito di Recep Tayyip Erdoğan ha preso una grande maggioranza, ti senti al sicuro dopo questo successo?

Personalmente mi sento al sicuro, prima non sostenevo Recep Tayyip Erdoğan, ai tempi delle proteste di Gezi c’era un discorso diverso che includeva anche la tutela dell’ambiente, ma ora la situazione è cambiata, lo scontro con i curdi è tornato violento, chiedono sempre di più, non vogliono far parte della Turchia ma creare un loro stato e penso che in questa situazione è necessario rimanere uniti, non dividere il paese. Inoltre la protezione dei confini è un must che non va sottovalutato. In questa momento in cui la Turchia deve affrontare molteplici difficoltà, penso che un uomo forte che abbia le idee chiare come  Erdoğan sia necessario.

Cosa pensi delle accuse internazionali che vedono la Turchia come principale alleato dell’ISIS?

Non ci credo, non hanno senso, l’Isis attacca anche noi, anche noi stiamo soffrendo, sono contro l’Islam perché il governo dovrebbe avere degli interessi con loro. Il governo supporta l’Esercito Siriano Libero, e i turcomanni; se non fosse stato per l’Isis a quest’ora il governo di Assad sarebbe crollato.

 

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Arif 35 anni, nato in Şanlıurfa, laureato in ingegneria elettrica, agnostico, è proprietario di un ostello ad Istanbul.

Sei favorevole all’entrata della Turchia nell’Unione Europea? Se sì, pensi che debba sottostare ai cambiamenti richiesti dall’Unione in materia di diritti civili?

Mi piacerebbe solamente per raggiungere le condizioni di vita dei paesi dell’EU, raggiungere quei risultati sui diritti civili, mi è indifferente stare dentro l’Europa o fuori, mi basterebbe raggiungere quei vantaggi.

Dopo le elezioni del 1 novembre il partito di Recep Tayyip Erdoğan ha preso una grande maggioranza, ti senti al sicuro dopo questo successo?

No, il modo in cui intende vivere non è lo stesso che mi appartiene. Non bisognerebbe seguire le regole dell’Islam, ma quelle dell’evoluzione del cambiamento e a mio avviso con questo governo non si sta andando nella direzione giusta.

Cosa pensi delle accuse internazionali che vedono la Turchia come principale alleato dell’ISIS?

Non lo so, certo è vero che sono state date delle armi, ma sembrerebbero fossero per gli oppositori di Assad che solo dopo sono passati all’Isis. Sicuramente ci sono delle stranezze, ma non credo che la Turchia abbia piena responsabilità, ci sono altri interessi come quelli americani o israeliani. Se dovessi dare delle percentuali direi che al 51 percento ci sono degli accordi con l’Isis mentre al 49 percento ci sono solo accordi con gli oppositori di Assad.

 

ragazzi turchi

Zeynep, 25 anni, laureata in lettere, lavora in un Università di Istanbul. Nata in questa città è deista e vorrebbe fondare una propria Ong, già si occupa di aiutare le ragazze turche analfabete provenienti dai piccoli villaggi.

Sei favorevole all’entrata della Turchia nell’Unione Europea? Se sì, pensi che debba sottostare ai cambiamenti richiesti dall’Unione in materia di diritti civili?

No, non credo. Certo la possibilità di emigrare e di muoversi liberamente mi alletta ma penso che i paesi dell’Unione e la Turchia non hanno i giusti punti in comune per coesistere in un’unica istituzione. Non vedo così tanti vantaggi per la Turchia e in più, anche volendo, la politica del governo attuale non cambierebbe certo perché gli viene detto dall’Europa. Ci sono tanti procedimenti penali a carico del mio paese da parte della Corte Europea (in realtà è la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, organo del Consiglio d’Europa e non dell’UE NdR) e sono tutti fermi ad un punto morto e per me questo è un segnale inequivocabile.

Dopo le elezioni del 1 novembre il partito di Recep Tayyip Erdoğan ha preso una grande maggioranza, ti senti al sicuro dopo questo successo?

Assolutamente no, si possono scrivere libri su questo. Provo paura e voglia continua di andare via. Non mi interessano più di tanto i fatti economici delle riforme di Erdogan o il fatto che ruba, ma sono i diritti civili che mi preoccupano. Non esiste una vera e propria libertà, ma una continua oppressione. Prima di questo governo non esisteva un voi e noi, non si guardava  a chi nella tua famiglia vota chi, ora si sono creata vere e proprie spaccature nella società, una divisione netta. Soltanto andare nei posti più religiosi ti mette in stress e poi basta vedere il modo in cui si comporta la polizia.

Cosa pensi delle accuse internazionali che vedono la Turchia come principale alleato dell’ISIS?

Penso che non lo sapremo mai con certezza, so che c’è un legame e che al governo conviene in qualche modo, non mi fido, se ne fregano di proteggere la gente. Basta guardare ad Ankara: è lo stato il responsabile, l’ISIS conviene solo per creare scuse. Nel mondo tutti questi gruppi terroristici hanno dei legami, qualcuno che li appoggia e li sostiene; alla fine gli Stati non sono che delle imprese e si comportano da tali.

foto e testo di Enrico Mattia del Punta

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