Tutto quello che dovete sapere sul caso Guidi

[vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][vc_column_text]Federica Guidi si è dimessa. Il Ministro dello Sviluppo Economico del governo Renzi, in una lettera inviata al premier, si è detta certa della sua buona fede e della correttezza del suo operato, ma ritiene sia necessario rassegnare le dimissioni “per una questione di opportunità politica”. Tutto è precipitato nel primo pomeriggio di oggi, quando si è diffusa la notizia dell’avviso di garanzia per Gianluca Gemelli, compagno del ministro, con l’accusa di traffico di influenze.

Ed è proprio per questo che la Guidi, non indagata, è entrata nell’occhio del ciclone. Gemelli, infatti, “sfruttando la relazione di convivenza che aveva con il ministro allo Sviluppo Economico, indebitamente si faceva promettere e quindi otteneva da Giuseppe Cobianchi, dirigente della Total, vantaggi patrimoniali”. Prova di questo sarebbe un’intercettazione presentata nell’ordinanza del gip di Potenza, che vede coinvolti proprio Gemelli e Guidi. Si parla di un emendamento che, scrive il giudice, “era volto a inserire le opere relative al trasporto e allo stoccaggio di idrocarburi”. La storia di questo emendamento è piuttosto tormentata: prima inserito nel testo originario del decreto “Sblocca Italia”, viene bocciato alle 5 del mattino in commissione. Ed è qui che entra in gioco l’intercettazione che ha portato il ministro alle dimissioni. Federica Guidi tranquillizzava il compagno che quell’emendamento sarebbe stato reinserito grazie alla legge di stabilità. in tal modo sarebbe stato sbloccato Tempa Rossa, campo di estrazione petrolifera in Basilicata, fortemente contrastato da associazioni ambientaliste, interessato da un piano di potenziamento della raffineria Eni di Taranto. L’inchiesta in cui è coinvolto Gemelli ha portato agli arresti domiciliari cinque funzionari e dipendenti del centro oli dell’Eni di Viggiano, considerati dalla Procura responsabili a vario titolo di “attività organizzate per il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti”.

Pur attendendo lo sviluppo delle indagini e l’eventuale rinvio a giudizio degli indagati, le dimissioni del ministro, ricordo non indagata, a mio avviso, erano doverose. Difficile non immaginare, anche leggendo le parole, seppur di circostanza, contenute nella lettera del ministro Guidi, la regia del premier Renzi nella decisione. Il caso Lupi accadeva poco più di un anno fa: anche questa volta la questione di opportunità politica era abbastanza evidente. Quello che ora bisogna approfondire è anche il ruolo del ministro Boschi. Il ministro Guidi infatti diceva testualmente al telefono con Gemelli: “E poi dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se…è d’accordo anche “Mariaelena” la…quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte…! Rimetterlo dentro alla legge… con l’emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa…ehm…dall’altra parte si muove tutto”.

Il ministro delle Riforme e dei rapporti con il Parlamento era dunque consapevole di tutto ciò? Era consapevole che reinserendo quell’emendamento veniva favorito il compagno del ministro Guidi? Ma, soprattutto, perché quell’emendamento era stato in un primo momento stralciato? Sono tutte domande a cui il governo sarà chiamato a rispondere. Tutto questo si inserisce, tra l’altro, in una duplice polemica. La prima è l’annosa questione sulla mancanza in Italia di una legge vera e funzionale sul conflitto d’interessi. L’altra è la protagonista della cronaca di questi giorni: il referendum sulle trivellazioni, visto che Tempa Rossa era appunto coinvolta nell’estrazione petrolifera. Non è un caso che più di qualcuno ha guardato con occhio malizioso (e, concedetemelo, un po’ complottista) ad una giustizia ad orologeria, visto che mancano meno di venti giorni al tanto discusso referendum.

Luca Musio

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