Eco e il suo testamento; “vivere con leggerezza”

“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito.. perché la lettura è un’immortalità all’indietro.”

Queste righe esprimono perfettamente il concetto di lettura come vita all’indietro, come presenza nella storia, come possibilità di esserci anche laddove il tempo non lo permette. I libri sono un’assicurazione sulla vita, ci rendono immortali, ma all’indietro.
Questa è una delle frasi più celebri di Umberto Eco, tratta dall’articolo Perché i libri allungano la vita pubblicato nel 1991 nella rubrica da lui curata sull’Espresso, La bustina di Minerva (1985-2016). Con la scomparsa di Eco è venuta a mancare una delle più grandi menti della cultura italiana e mondiale. E’ stato filosofo, semiologo, scrittore, collaboratore con le più grandi testate giornalistiche italiane, esperto di arte, politica, con lo sguardo sempre ampio, critico e aperto sul mondo.

La vastità e la versatilità della sua conoscenza e delle sue opere è riscontrabile in una delle sue due opere postume, Come viaggiare con un salmone, pubblicato da La nave di Teseo lo scorso 26 Febbraio 2016. E’ stato il primo libro, insieme a Pape Satàn Aleppe, edito dalla casa editrice che lo stesso Eco aveva contribuito a fondare, distaccandosi dalla nuova “Mondazzoli”. È un libro di istruzioni sui generis, dove l’autore ha voluto raccogliere testi inediti e selezioni del passato che riprendono le famose “Bustine” di Minerva. Umberto Eco, attraverso la cultura ma anche l’ironia e la leggerezza, è riuscito a raccogliere in pillole di poche pagine norme e indicazioni che qualsiasi lettore, di qualsiasi età, può utilizzare per affrontare la quotidianità (per esempio, “Come mangiare il gelato”), ma anche situazioni particolari (“Come organizzare una biblioteca pubblica”).

Proprio attraverso una serie di “come”, che aprono tutti i capitoli, Eco passa in rassegna la filosofia, l’arte, la sociologia, basandosi sulle sue esperienze e sulla sua vita: infatti, spesso ritroviamo brevi aneddoti biografici, come ad esempio le innumerevoli avventure per recuperare la patente rubatagli ad Amsterdam nel 1981.

La prima istruzione che Eco ci offre è come presentare un catalogo d’arte, situazione piuttosto anomala per chi non lavora nel campo: ma si riesce facilmente a viaggiare, in breve tempo, attraverso i concetti di metafisica influente, desiderio e identità, mettendo in luce come “qualsiasi metafisica influente rappresenta un modo di rendere ragione di ciò che c’è”. Quello che vuole realmente essere trasmesso, attraverso una sottile ironia, è che il lavoro del presentatore di cataloghi d’arte è quello di descrivere l’opera in modo che la descrizione, oltre che ad altri quadri, possa applicarsi anche all’esperienza che si ha guardando, per esempio, la vetrina di un salumiere.

È proprio l’ironia a far da maestra e a correre tra le pagine di questo libro: l’intento è quello di ridere su alcuni comportamenti e tipi quotidiani. Eco presenta quindi la figura del bibliotecario ideale, sempre rigido e inflessibile, dipinto come colui che vede il lettore come un nemico, come un potenziale ladro. Oppure consiglia come fare vacanze intelligenti: partendo dal fatto che spesso le riviste o scrittori illustri consigliano letture piuttosto leggere, che secondo Eco, qualsiasi lettore dovrebbe già aver compiuto ai tempi delle scuole medie, stila una lista piuttosto ironica di libri ideali da leggere sotto l’ombrellone, come un trattato di Kircher sui raggi infrarossi o rotoli antichi appartenenti alla cultura medio-orientale.

La particolarità e la grandezza di questo libro sta nel trattare di temi leggeri ma al contempo portando avanti l’obiettivo di voler insegnare e trasmettere qualcosa dall’esperienza personale e dalla quotidianità dell’autore. La leggerezza non deve essere intesa come una qualità negativa, come superficialità, bensì come capacità di saper “planare sulle cose dall’alto”, di saper togliere peso alla vita quotidiana e di riderci su.

Come in una struttura ciclica, Eco infine torna a trattare di una materia fondamentale e ci offre come ultima lezione “come fare filosofia in casa”. Eco si interroga, prima di tutto, sul motivo che spinge a voler conoscere la filosofia, anche da parte di chi non ne fa un mestiere. La filosofia permette di ritagliare, nella frenesia della vita quotidiana, un momento di riflessione, ma permette anche di conoscere meglio sé stessi, i propri punti di forza e debolezza. Per fare ciò, bisogna prima di tutto leggere quanto hanno scritto i veri filosofi ed Eco specifica che per fare e conoscere la filosofia non occorre parlare difficile. Anzi, egli conclude offrendo una lista di opere dei grandi filosofi, accessibili a tutti, partendo dalla Poetica di Aristotele fino ad arrivare alle Lezioni di Antropologia di Kant.

Quello che Umberto Eco ci ha lasciato è un patrimonio culturale inestimabile. I suoi scritti, il suo metodo, i suoi dibattiti accompagneranno chiunque voglia ampliare la propria conoscenza e avvicinarsi alla filosofia, all’arte e ad altre discipline, spesso viste come troppo lontane dalla nostra realtà per essere comprese a fondo. Ma soprattutto, affrontando la vita con un pizzico di leggerezza in più.

Chiara Gianferotti

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