Il fantastico mondo della politica italiana si articola prevalentemente in tre basi: scoppio della bomba, fumo, totale oblio. La bomba carta esplosa in questi giorni è la distribuzione da parte de Il Giornale di una copia del Mein Kampf di Adolf Hitler, recentemente rimesso in pubblicazione anche in Germania essendo scaduti i diritti d’autore detenuti dalla Baviera, che aveva sempre vietato la messa in circolo del manifesto del nazismo.

L’edizione è critica e fa parte di una collana di libri sull’analisi dell’antisemitismo e del Terzo Reich. È commentata dallo storico Francesco Perfetti e annunciata da un editoriale del Direttore che ha motivato la sua scelta così:

Con certi venticelli che soffiano qua e là per l’Europa e in Medioriente serve capire dove si può annidare il male e non ripetere un errore fatale.”

Immediata e zelante (per affari di questo genere) la risposta degli esponenti politici, sensazioni di sdegno e vergogna si sovrappongono a parole di solidarietà alla comunità ebraica, uscita incomprensibilmente come soggettovittima di questa surreale querelle. Molti considerano questa scelta pragmatica e calcolata per attirare l’elettorato di estrema destra in vista dei ballottaggi delle amministrative, riducendo una scelta culturale a una becera questione elettorale. Matteo Renzi definisce tutta l’operazione squallida ed esprime solidarietà alla comunità ebraica.

La Boldrini la ritiene una decisione grave. Seguono ordinatamente la fila per la denuncia i candidati Sala, Parisi (che si vociferava fosse proprio sostenuto dallo stesso quotidiano) e Fassino.

Ora, una qualunque cronaca si fermerebbe qui. Ma sorgono dubbi spontanei anche a chi, come me, non è né sarà mai un lettore de Il Giornale. E mi ritrovo a difendere la scelta editoriale di Alessandro Sallusti con il poster di Enrico Berlinguer in camera.

Parliamo di memoria storica, sono passati solo otto giorni dalle ridondanti quanto sentimentali frasi augurali per un 2 Giugno consapevole. E il 27 gennaio, e poi l’11 febbraio per par condicio, e il 25 aprile. Rimangono giornate in cui vengono dette frasi sterili di convenienza con una recita di patriottismo degna di una telenovela latino-americana. Giornate “della memoria” in cui sfilano orgogliosamente militari in alta uniforme, si depongono fiori davanti a grandi statue o luoghi simbolo e i telegiornali dedicano dieci minuti di servizi. E poi andiamo a intervistare persone a caso in strada e nessuno ricorda cosa commemoriamo.

Come possiamo chiamare questa memoria se si riduce solo a una maratona dell’apparenza? La memoria si costruisce con la storia, con i documenti, che sono materiale vivo e fruibilissimo in un mondo aperto e democratico come dichiariamo tanto orgogliosamente di essere.

Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana ha perfino richiesto di ritirare tutte le copie del libro.

Ricordiamo tutti che sul web tempo fa circolava un video ambientato in una libreria di Bologna in cui dei ragazzi strappavano pagine al libro di Matteo Salvini. Chi ci ha effettivamente guadagnato da questo gesto? L’antirazzismo o il segretario della Lega?Perché improvvisamente sentiamo il bisogno di trasformarci nei vigili del fuoco di una società come quella di Fahreneit 451 ancora non è noto.

Uno dei due Bücherverbrennungen (roghi di libri) avvenuti nella città di Berlino.
Uno dei due Bücherverbrennungen (roghi di libri) avvenuti nella città di Berlino. (via wikimedia.org)

Cosa ci differenzierebbe a quel punto dai nazisti che appiccarono roghi ai libri?

Essere cittadini di un paese in cui il pensiero è libero avrebbe dovuto farci sviluppare un senso critico e una fede democratica solidi. La domanda sorge spontanea: se crediamo che l’ideologia possa dilagare nuovamente, quanta cultura democratica abbiamo dentro noi stessi? Ci sentiamo veramente liberi dai fantasmi del passato? La risposta di “paura” che ha ricevuto l’edizione del Mein Kampf sicuramente dimostra che temiamo che il libro finisca in mani sbagliate e torni ad alimentare l’ideologia hitleriana.

Si può dubitare della sincerità delle affermazioni del Direttore de Il Giornale, ma l’umanità può trarre comunque una buona lezione dalla diffusione di questo libro. Se consideriamo che la maggior parte dei simpatizzanti dell’estrema destra non è del tutto consapevole di che cosa stia sostenendo, questo è di certo un bel modo per attirare la loro attenzione e invitarli a leggere la lucida follia del dittatore austro-tedesco.

La luce della cultura, di un libro, influenza e dà esempi negativi o positivi, ma sempre e comunque di crescita umana. Il vero problema sta nel non leggere, nel non voler capire, e di conseguenza nel non sapere attuare una buona critica. Che, da come dimostrano le recenti statistiche, è la croce che affligge quest’Italia. Il nazismo potrà tornare (e sta già tornando) sempre, sotto falso nome, ma il nemico si può sconfiggere facilmente se conosciamo i suoi punti deboli.

Ciò che da sempre fa progredire l’umanità è la curiosità di cogliere dall’albero della conoscenza del bene e del male. Credo di averlo letto in un libro che nella storia ha fatto milioni di morti.

Carola Mantini

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Dopo i 18 anni la politica è diventata una passione che l'ha convinta facilmente a cambiare la scelta che fece in quarta elementare, giurisprudenza. Sempre dalla parte di chi perde, per puro idealismo. Non ama particolarmente i versi, ma De André è il suo poeta preferito; La vita è un pendolo che oscilla fra rabbia e arrendevole amarezza. Rientra felicemente nel cliché della (sognatrice) pragmatica senza soldi, ripetendo come un mantra le parole di Einstein sulla crisi. Lavora bene sotto pressione, datele un momento libero e a fasi alterne potrebbe soffrire di ipocondria galoppante. Forse tutto questo perché ha fatto il Liceo Classico a forma di M. (M come Marx, ovviamente).
  • Piergiorgio

    Non sono particolarmente d’accordo con questa analisi. Cerco di razionalizzare il sentimento di pancia, la bile che sale, quando scopro che uno dei libri più velenosi mai stati scritti viene regalato da un non-giornale. Non credo che la conoscenza collettiva del Mein Kampf sia un esercizio di democrazia e pensiero critico e provo a sintetizzarne le ragioni in tre punti:

    1) è vero, si parla di memoria storica. La memoria va costruita e questo processo, oltre ad essere lungo e tortuoso, è continuamente esposto al rischio di semplificazione, mistificazione: viene da chiedersi perchè il Mein Kampf e non i tanti libri di Nuto Revelli, di Giorgio Bocca, di Livio Bianco, tanto per citarne alcuni. Ma è chiaro che sul non-Giornale scriveva il non-storico Pansa, che della Resistenza non ha mai amato il fatto che abbia versato il sangue dei suoi camerati. Revelli non è un ospite gradito su quella carta. Hai ragione quando dici che le varie commemorazioni sono sempre più ridicole, vuote, formali e a volte offensive. Ma se non sappiamo più chi siano Primo Levi o Anna Frank, siamo proprio sicuri che democratizzare «le radici del male», ossia ripubblicare il manifesto ideologico degli aguzzini di questi dimenticati, sia il corretto antidoto ideologico alla deriva fascista che sta vivendo l’Europa negli ultimi anni? Non mi sembra troppo corretto come argomento.

    2) La scelta editoriale credo sia da contestare. Se l’Unità avesse regalato qualche libro, discorso o articolo di Stalin, tutta l’opinione pubblica dal 56 in poi sarebbe insorta: complici degli assassini, liberticidi e via dicendo. Ora che il non-Giornale pubblica un libro nazista, noi di sinistra diciamo bravi, è memoria storica? Purtroppo, credo che, per evitare il rischio di semplificazione e mistificazione di cui sopra, alcuni di questi libri debbano restare chiusi nelle biblioteche universitarie. Solo in questo modo è possibile neutralizzare il rischio di riutilizzo ideologico di alcuni materiali e conservare invece una memoria storica il più possibile obiettiva e democratica. La storia non è solo un fatto degli specialisti, è vero. Ma se non si riceve un’adeguata formazione, si può essere facilmente traviati dalle fonti. Mala tempora currunt e questa bomba carta mi sembra, a voler essere gentili, non necessaria, ad essere un pò più cattivo, una volontaria secchiata di benzina su un fuoco che si va alimentando da qualche tempo a questa parte.

    3)Mi pare che tu sia fiduciosa nel fatto che, se un confuso simpatizzante di Orban, un lepenista, un membro di Pegida, di Forza Nuova o Casapound, spaventato dalla pressione sulle frontiere descritta dai media, dalla cronica mancanza di lavoro, da una UE colonizzata dai grandi capitali finanziari, leggesse il Mein Kampf, si renderebbe immediatamente conto che quell’ideologia è sbagliata, è «lucida follia». Io al contrario sono convinto che viviamo un periodo di completa follia e che una stabile cultura democratica non si sia mai radicata sul suolo italico (ma nutro i miei dubbi anche sui paesi europei). Sono d’accordo quando critichi il gesto dei ragazzi di Hobo che hanno strappato il libro di Salvini alla Feltrinelli, sulla base della considerazione politica-utilitarista: alla fine Salvini ci ha guadagnato. Nessuno però ha provato a segnalare come quei ragazzi alla Feltrinelli siano arrivati dopo essere stati bloccati (e manganellati malamente) mentre protestavano in occasione dell”incontro del leader della Lega Nord e del rettore dell’Unibo. Poni la domanda, se tutti bruciano libri, cosa differenzia nazisti e non? Beh, loro l’opinione avevano provato a manifestarla, forse non proprio pacificamente, ma più di qualche uovo non avrebbero lanciato, Salvini sarebbe rimasto illeso, i celerini anche viste le bardature. Sarebbe stata solo l’ennesima manifestazione politica testosteronica, criticabile quanto si vuole, ma tutto sommato innocua. I manganelli invece fanno male. E montare un caso su quattro libri strappati dopo una manifestazione in cui la polizia ha fatto il suo violento mestiere mi sembra demagogia becera, populismo e strumentalizzazione. E in ogni caso, quello che differenzierebbe dalle Bücherverbrennungen naziste è il contenuto dei libri. Non si può ridurre il libro a una questione formale. «La montagna incantata» di Mann (bruciato dai nazisti) non è «Tre metri sopra il cielo», il cui rogo non comporterebbe danno alcuno alla cultura o alla democrazia. Forse il contrario. Ma, proprio perchè una stabile cultura democratica non si è mai radicata in questo paese, ritengo profondamente pericolosa la libera (libera solo perchè commerciale) circolazione di testi come il Mein Kampf o di Matteo secondo Matteo.