Ne abbiamo abbastanza di Greenpeace

A quanto pare non sono l’unico ad essersi stufato delle associazioni ambientaliste. Ben 109 premi Nobel, insieme ad altri centinaia di scienziati, hanno firmato una lettera in cui si chiede ai governi, ma soprattutto alle associazioni ambientaliste, in testa Greenpeace, di smetterla di attaccare e boicottare gli OGM, che sono invece uno strumento utilissimo per le sfide che deve affrontare oggi l’agricoltura. In particolare si fa riferimento al Golden Rice, una varietà di riso geneticamente modificato per produrre i precursori della vitamina A, la cui deficienza affligge milioni di persone nelle zone povere del nostro pianeta, e porta a cecità e morte.

La prima osservazione che mi viene da fare è che è un po’ triste, e forse umiliante, se scienziati e premi Nobel devono chiedere a Greenpeace il permesso per far valere le proprie ragioni, ma in fondo non è una novità che la scienza abbia così poco appiglio sulla maggior parte della popolazione, vuoi perché è vista quasi come stregoneria, per antipatia, o perché alle persone non frega nulla di ciò che dice qualcuno che ne sa più di loro. Greenpeace invece è ascoltata (più o meno) tutti, negli anni è riuscita a crearsi un nome importante, ed ha avuto il grande merito di arrivare alle orecchie anche di chi questi argomenti li ascolta solo di sfuggita. Si è costruita l’immagine di un’entità benefica che opera per la salvezza del nostro pianeta, ma non è così. Non fraintendetemi, non è che ogni cosa detta o fatta da Greenpeace sia sbagliata, mi trovo anche d’accordo con diverse delle loro battaglie come quella per il cambiamento climatico, ma in altre (vedi olio di palma e nucleare) mancano di aderenza alla realtà, portano avanti delle ideologie che vanno contro le necessità e i problemi del mondo esterno. In alcune delle loro campagne sembra che Greenpeace tenga più a conservare l’immagine che si è creata che alle reali conseguenze di ciò che portano avanti. Prima tra queste, la lotta indiscriminata agli OGM. Indiscriminata perché – e questo già la dice lunga- gli organismi geneticamente modificati non possono essere considerati come un prodotto unico, ogni singola modifica indotta nel DNA di una pianta conferisce una caratteristica diversa all’organismo (resistenza ai pesticidi, capacità di crescere in condizioni di siccità o arricchimenti delle sue proprietà nutritive), perciò non ha senso condannarli in blocco. Già questo è un evidente segno di come l’opposizione sia dovuta a un preconcetto, piuttosto che ad una conoscenza approfondita dell’argomento. E il fatto che anche uno dei fondatori di Greenpeace Patrick Moore abbia abbandonato la sua creazione per questi motivi conferma quanto detto.

Greenpeace

greenpeace.org

Altro fattore a sfavore di Greenpeace è la risposta che ha dato alla lettera, che sembra quasi uscita da una caricatura di una velina: la deficienza di vitamina A si deve risolvere promuovendo una dieta equilibrata. Come dire “mi piacerebbe che non ci fosse più la povertà e nessuno morisse di fame”. Utopico. Il Golden Rice è ovviamente solo mettere una pezza ad un problema enormemente più grande (povertà, malnutrizione), ma è pur sempre una pezza che può evitare cecità e morte a migliaia di persone, e che non ha senso buttare via. Uno studio del 2014 ha infatti stimato che il ritardo nell’uso di questo riso è costata all’India, tra il 2002 e il 2014, più di 1,4 milioni di anni di vita. Non ha senso, ed è scorretto, credere e far credere al mondo intero che la natura sia in grado di fornirci tutto il cibo di cui abbiamo bisogno (soprattutto considerando l’enorme crescita demografica che ci aspetta nel corso di questo secolo) semplicemente con il rispetto della terra e un tipo di agricoltura da fiaba che forse era buona 200 anni fa.

Ma a Greenpeace non importa dei fatti, non importa dei dati scientifici e delle ricerche – posso capire che non interessino alla casalinga di Voghera, ma non che siano ignorate da un’organizzazione internazionale che pretende di metter bocca sulle decisioni a livello globale –, perderebbero la faccia ad ammettere che forse gli OGM possono essere un valido strumento per produrre di più là dove è difficile far crescere qualcosa, o per salvare migliaia di persone dalla cecità; meglio mettersi delle maschere anti gas (per dare l’idea di essere in contatto con sostanze tossiche), entrare in una piantagione di OGM e raderla al suolo, è molto più di impatto. Tanto a chi frega di come stanno davvero le cose, l’importante è passare per i salvatori del pianeta.

Francesco Starinieri

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