Bulgari, Santa Cecilia e il futuro della musica classica in Italia

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C’è musica a Roma? A quanto pare si. E non è una notizia da poco, direi. O almeno questo era quel che mi veniva da pensare andando all’inaugurazione della rinata scalinata di Piazza di Spagna. L’evento di per sé non rientra nelle mie preferenze abituali, ma la presenza di un concerto “di battesimo” per Trinita dei Monti con l’orchestra di Santa Cecilia ha immediatamente attirato il mio interesse. E non il mio soltanto.

Da Romano non potevo non apprezzare il solo fatto di prendere in consegna un’onere come il restauro. Ma il fatto che si è scelto di aprire al pubblico la scalinata con la miglior musica getta una nuova ulteriore luce su questa scelta.
Ora, potremmo stare a parlare molto a lungo di come si sia svolta la serata, sull’organizzazione, sulle code, su alcune sviste di regia o altri elementi di folklore.
Ma qui interessano poco queste mondanità, quindi mi perdonerete se voglio soprassedere, per andare invece a guardare aspetti un po’ più sostanziali.
A costo di sembrare ripetitivo, vorrei porre l’accento ancora sul fatto che per un evento del genere è stato scelto uno spettacolo non facile. Eppure ha raccolto migliaia e migliaia di persone, a spanne avrei detto anche decine di migliaia, assiepate in piedi per assistere ad un concerto orchestrale.
Certo, il rischio di compiere scelte banali nel repertorio c’era, col solo fine di aggraziare il pubblico.
Mi perdoneranno Mozart, Rossini e Bizet, e non mi genufletterò mai abbastanza per quel che sto per dire, ma se il concerto si fosse limitato al loro repertorio ci sarebbe stata un po’ di delusione. Delusione elitaria, lo ammetto, e mi scuso.
E invece aggiungere il “Cappello a tre punte” di de Falla, come omaggio alla Spagna a cui la piazza è intitolata, è stata la perla che non mi ha fatto rimpiangere di aver trascorso più di due ore in piedi piuttosto pressato da signori anche piuttosto scorbutici.
[Santi Mozart, Rossini e Bizet perdonatemi]

Bulgari e i suoi fratelli

L’iniziativa di Bulgari potrebbe non essere un fenomeno isolato.
Roma, Milano e non solo, negli scorsi mesi, hanno ospitato numerosi eventi per portare la musica in giro, nelle piazze, nelle strade.
Il concerto di Martha Argerich a Milano ha portato quasi quarantamila persone nella piazza del duomo. L’Opera Camion, un progetto nato all’Opera di Roma, sta girando nelle piazze di tutta Italia e raccoglie entusiasmi diffusi.
Pappano ha diretto la Nona Sinfonia al Centrale del Tennis di Roma, con biglietti a prezzi molto “popolari” e un altro grande riscontro di pubblico. Per non parlare del Requiem di Mozart che il coro dell’Accademia di Santa Cecilia sta portando per le chiese romane.
Se le operazioni per “popolarizzare” la musica classica possono lasciare un po’ scettici i puristi o semplicemente i rompiscatole, come il sottoscritto, c’è da dire che forse le persone normali possono apprezzare. E così si inizia a raccogliere qualche frutto.
E poi diciamolo: quando venne presentata la Water Music di Handel sulle rive del Tamigi nessuno gridò alla semplificazione, quindi perché dovrei farlo io oggi?

I prossimi passi?

Questo genere di scelte non può che fare bene al destino della musica, a Roma e nel nostro paese. Le attività culturali, e la musica classica su tutte, non sono in perenne declino come siamo indotti a credere. Vivono piuttosto in una fase di costante stagnazione, dovuta sia all’invecchiamento del pubblico che alla scarsa elasticità delle istituzioni nel recepire i miglioramenti tecnologici. Accanto abbiamo un mercato del lavoro piuttosto asfittico che ad uno scarso spirito imprenditoriale di chi opera nel settore.
Ma non tutto è perduto, anzi.

E questi segnali non possono non essere incoraggianti. Se pensiamo anche alle evoluzioni proposte nel quadro normativo e ai movimenti interni alla categoria, c’è da sperare che qualcosa di buono possa arrivare a breve. Forse non torneranno a fiorire da domani e ad essere apprezzati dal grande pubblico nuove schiere di giovani e brillanti compositori.
Se non altro portando la musica in giro aumentano le possibilità di valorizzarne il lavoro e di portare dentro l’alveo sempre nuovi appassionati.
Nuovi appassionati che alimentino il vortice intellettuale di cui la creazione artistica si nutre. E non è un fattore da sottovalutare.
Le questioni che affronta la musica oggi non sono né limitate all’ambito nazionale, ne ridotte alla categoria dei musicisti “classici” propriamente detti.
Ma per ora stiamo gettando dei buoni semi, e intanto abbiamo inaugurato una bellissima scalinata a suon di de Falla. Vi sembra poco?

Quinte Parallele

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