Marco Rizzo spiega l’immigrazione ai bambini

La data del 3 ottobre, dal 2013, è indissolubilmente legata alla strage al largo di Lampedusa, in cui persero la vita circa quattrocento persone salpate dal porto libico di Misurata due giorni prima: ma oggi, per affrontare questa bruciante cicatrice, decido di rileggere “L’immigrazione spiegata ai bambini”, il nuovo racconto illustrato di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso edito per la BeccoGiallo, una stupenda casa editrice di fumetto di impegno civile.

Le storie che vengono curate e pubblicate da questo portale padovano di informazione (perché, non ne scampano, loro la fanno eccome) percorrono la storia del nostro paese, le vite dei personaggi che esitiamo a chiamare eroi ma a cui dobbiamo un amore unico e fraterno (Peppino Impastato, Mauro Rostagno, Ilaria Alpi) e, in questi casi, seminano piccole gemme per “ripensare il futuro, fin da bambini”. L’immigrazione spiegata ai bambini fa parte infatti di Critical Kids, la collana di BeccoGiallo che offre uno strumento formativo e di dialogo per bambini, genitori e insegnanti – tra gli altri titoli, la coppia Rizzo-Bonaccorso ha scritto (e disegnato) anche La mafia spiegata ai bambini: L’invasione degli scarafaggi.

Perché proprio a loro? Durante la sua presentazione in una libreria di Padova, Marco Rizzo, giornalista oltre che autore, aveva davanti a sé due tipi diversi di pubblico. Con i posti migliori, davanti, i bambini (appunto) appollaiati sui cuscini per terra, che sfogliavano le proprie copie e osservavano curiosi le immagini colorate appese con le mollette ad un filo sulle loro teste. Dietro noi adulti o aspiranti tali: genitori, maestri, fotografi e studenti, attratti da un modo così genuino e trasparente di trattare uno dei fenomeni più complessi della nostra sfortunata epoca.

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Ndr: per le immagini presenti nell’articolo si ringrazia la gentile concessione della casa editrice BeccoGiallo.

“Il bello dei bambini è che sono puri” afferma Marco. “Se è vero che assorbono moltissimo di ciò che gli viene detto dagli adulti, a casa, è anche vero che loro guardano gli altri esseri umani senza pregiudizi. E in questo momento abbiamo ritenuto indispensabile trovare un contatto con questa sensibilità e raccontare le storie dei viaggi sul Mediterraneo”. Per scrivere la storia della traversata della gatta Amal e dei suoi nuovi amici, animali domestici e non al seguito dei propri padroni, Marco ha incontrato tanti richiedenti asilo, principalmente nei centri di accoglienza a Trapani: sono quelli che ce l’hanno fatta e che allo stesso tempo restano bloccati per mesi in una vita che non è più la loro – né ancora la loro.

Ma il suo è un libro del mare: la storia comincia quando i protagonisti, cuccioli infreddoliti e affamati, hanno già affrontato la traversata via terra e ora, cullati dalle onde, cercano conforto in un dialogo spontaneo, umanissimo: come un gruppo di bambini che si siede a giocare allo stesso tavolo. La complessità dell’argomento non si annulla, ai bambini non vengono nascoste le bombe e la fame, né la crudeltà di uno scafista che ha già fatto questo viaggio tante volte alle spalle dei propri “clienti”.

Ma il vero protagonista è questo grande sogno di libertà: di ascoltare la musica e fare festa, di dormire pacifici senza il rumore degli spari, di ingrassare come ogni capra che si rispetti – in un posto, vicino ma sfuggente e spesso indifferente, “dove non importa in quale dio credi, non importa se sei donna, uomo o cane”.

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L’espediente narrativo degli animali, però, non è una finzione: tante sono le testimonianze di chi è partito dalle coste africane accompagnato da cani e gatti, ma anche dal proprio falco come un ragazzo tunisino, un falconiere, fuggito dall’Africa durante la cosiddetta primavera araba, o da una capretta come alcuni profughi afghani.

Durante la presentazione del libro Marco Rizzo è perfettamente in grado di tener testa a due titani: i piccoli e i grandi, curiosi di saperne di più, divertiti dalle sue battute, mentre qualche piccola peste si inventa una domanda per l’autore per ottenere in regalo le stampe brillanti disegnate da Lelio Bonaccorso. In alcuni momenti, incoraggiato dagli ascoltatori, Marco riprende il racconto, che delinea meglio il dolcissimo amore dei protagonisti animali per i giovani padroni con cui sono in marcia da giorni; dal gatto al falco (che sembra fingersi invicibile, forse per difendere “il suo umano”) quel desiderio di felicità resiste solo se condiviso.

“Con libri come questo siamo riusciti, talvolta, ad avviare dei percorsi a scuola e a far incuriosire e scoprire i giovani lettori, portando persino in un caso a far emergere un problema di bullismo. Certo, è un lavoro che avrà un significato nel tempo, lo facciamo per i bambini, che diventano (in fretta) membri di questa società. Ma stiamo pensando al sequel: L’immigrazione spiegata ai Salvini” scherza l’autore (o in realtà non scherza affatto).

Sono passate poche settimane dal terremoto del Centro Italia, c’è stata la polemica delle tende e dei profughi ospitati negli alberghi (ma così stantia che quasi si è dissolta come nebbia) ma in realtà a me sembra che qualcosa di ben più spaventoso sia avvenuto e che il muro di Calais, ennesima barbarie civile, sia la manifestazione visibile dell’assuefazione perversa che ha conquistato tutti noi, volenti o nolenti, mentre fa paura l’idea che si replichi un altro sbarco, o un altro incidente, o un’altra accesa e nauseata polemica.

In letteratura per l’infanzia però non c’è tempo per perdere la speranza (che poi in arabo si dice proprio Amal, come il nome della gatta in copertina). “Bambini, vi siete accorti che c’è una cosa in comune in tutti i disegni?” “Non si vedono le facce delle persone!” risponde prontamente il più saputello, e quasi mi sembra contrariato.

Ma poi: “E perché secondo voi?”

“Perché può essere chiunque, anche me”.

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 Vittoria De Lutiis
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