Siamo ossessionati dal cancro

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Siamo ossessionati dal cancro. Ci si può rendere conto di ciò anche osservando le notizie che ci arrivano in materia di medicina e scienza. Ne siamo così ossessionati che quasi ogni giorno possiamo trovare una notizia sulla scoperta di una nuova sostanza cancerogena o di una nuova cura – ma se chi scrive si prendesse il disturbo di capire di cosa sta parlando, si renderebbe anche conto che non esiste una cura universale. Se da un lato questo atteggiamento è giustificabile, perché il cancro è la seconda causa di morte nei paesi industrializzati, una malattia la cui incidenza è aumentata costantemente nel corso dell’ultimo secolo (principalmente a causa dell’allungarsi della vita media), dall’altro non sembra che abbiamo così paura di altre malattie, come quelle cardiovascolari, che uccidono ancora più dei tumori. Siamo così ossessionati che siamo sempre alla spasmodica ricerca di nuovi cancerogeni, li vediamo ovunque, li cerchiamo talmente tanto che li troviamo anche dove non ci sono. E soprattutto, siamo così ossessionati che non siamo più in grado di capire la loro reale pericolosità.

Quando parliamo di fattori cancerogeni parliamo di sostanze che determinano un aumento del rischio di insorgenza di un tumore, che di base non è comunque mai zero, anche se riuscissimo ad eliminare tutte le sostanze cancerogene. In oncologia si parla quindi di rischio relativo, ovvero del rapporto tra il numero di malati che sono stati esposti al cancerogeno e il numero di malati non esposti. Un rischio relativo di 2, ad esempio, vuol dire che l’esposizione raddoppia la probabilità che insorga un tumore, rispetto alla probabilità che ha un individuo non esposto. Per fare un esempio concreto possiamo utilizzare il cancerogeno più noto e studiato, il fumo di sigaretta. Il tumore che insorge più frequentemente nei fumatori è il carcinoma polmonare, che ha un incidenza di 60-90 casi su 100 mila persone, e di questi il 90% è causato dal tabagismo. Il rischio relativo varia in base al numero di sigarette fumate e agli anni di tabagismo, e può arrivare ad essere superiore a 20. La nostra ossessione però è tale che la prima cosa che pensiamo quando parliamo dei danni del fumo è il cancro ai polmoni, mentre uccide principalmente tramite malattie cardiovascolari.

Ma mentre per il fumo di sigaretta il rischio è così elevato, per molti altri composti cancerogeni si ha un aumento del rischio molto contenuto. Un esempio molto discusso sono le carni rosse lavorate. Come ben sanno i vegetariani e i vegani, le carni rosse lavorate sono riconosciute dalla comunità scientifica come cancerogene, che inducono l’insorgenza del carcinoma del colon-retto, uno dei tumori con incidenza più alta. Ma il rischio relativo è di 1,17, ovvero chi le consuma ha il 17% di probabilità in più di sviluppare il tumore del colon-retto rispetto a chi non ne mangia affatto.

Analizzando quindi i rischi relativi appare chiaro che i cancerogeni non sono tutti uguali, e che non ha senso equiparare sostanze con rischio relativo così diverso. Carni lavorate e sigarette non fanno venire il cancro nello stesso modo, nonostante siano entrambi accertati cancerogeni. A confondere ancora di più le idee, forse, è la classificazione IARC dei cancerogeni. Questo tipo di classificazione infatti prevede la suddivisione di tutti i fattori in 4 gruppi (1, 2A, 2B, 3) in base alla certezza che abbiamo che questi siano cancerogeni o meno. Mi spiego. Se di una sostanza, come l’amianto, sappiamo con certezza che è cancerogena, e ci sono sufficienti studi che lo dimostrano in modo specifico nell’uomo, allora la inseriamo nel gruppo 1; se invece non possiamo dire con certezza che sia cancerogeno per l’uomo, ma esistono delle prime prove, lo inseriamo nel gruppo 2A o 2B, se non c’è alcuna prova che sia cancerogeno sarà nel gruppo 3. Dicevo che questa classificazione, per quanto necessaria ed assolutamente accurata, può confondere le idee. Nel gruppo 1 infatti troviamo affiancate sostanze, come appunto fumo di sigaretta e carni lavorate, che hanno un potere cancerogeno molto diverso tra di loro, e hanno quindi una pericolosità molto diversa.

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Un altro elemento molto importante nella cancerogenesi ma che non è presente nella classificazione IARC, e che molto spesso, presi dalla nostra ossessione, ci dimentichiamo di considerare, è la dose. Abbiamo detto infatti che le sigarette aumentano il rischio di insorgenza di cancro al polmone di 20 volte, ma questo è vero solo per chi fuma circa 20 sigarette al giorno per un periodo piuttosto lungo. Ovviamente, una persona che ha fumato una sola sigaretta in vita sua non ha una probabilità così elevata di sviluppare un tumore. Questo appunto perché la dose è un elemento fondamentale della cancerogenesi, ed è troppo spesso ignorata. Alcuni composti infatti possono essere cancerogeni del gruppo 1, con un rischio relativo molto alto, ma solo per un’esposizione elevata che verosimilmente non si verifica mai nella nostra vita.

Ma, a parte tutte queste considerazioni quasi tecniche, dobbiamo ammettere che la nostra ossessione per i tumori ha raggiunto dei livelli quasi comici, per non dire ridicoli. Nonostante tutti i principali cancerogeni siano stati già individuati e siano noti da tempo, e tutti quelli che andiamo via via scoprendo sono sempre meno “forti”, ci impegniamo assiduamente per trovarli in tutto ciò che ci circonda, lottiamo per far si che vengano banditi, ma non ci preoccupiamo di quelli più pericolosi con cui conviviamo da tempo. Quante persone si pronunciano contro il glifosato, hanno smesso di mangiare carne per salvaguardare la salute, o utilizzano le cuffie per tenere il cellulare lontano dalla testa, ma fanno tutto questo con la sigaretta in mano? Eppure del glifosato non abbiamo ancora prove che sia effettivamente cancerogeno (è nel gruppo 2A IARC), la carne ha un rischio relativo molto basso, e per le radiazioni del cellulare non esiste nemmeno un presupposto biologico per sostenere che siano potenzialmente cancerogene.

Con tutto questo ovviamente non intendo sminuire la pericolosità di quella che è probabilmente la malattia caratteristica della nostra epoca – almeno per i paesi industrializzati ed anche se è seconda alle malattie cardiovascolari sia per incidenza che per mortalità – ma forse dovremmo darci una calmata e valutare in modo più sereno la pericolosità dei cancerogeni da cui siamo così terrorizzati.

Francesco Starinieri

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Nasce alle Idi di marzo del 1993, cresce a Pescara dilettandosi prima nello sport del baseball e successivamente nel suonare la chitarra in un gruppo locale, con il quale incide un album, e vive nella sua città natale fino al conseguimento del diploma al liceo scientifico G. Galilei. Nell’estate del 2012 appende la Stratocaster al chiodo per trasferirsi a Bologna, dove si laurea in Biotecnologie. Curioso ed appassionato di scienze, si propone per collaborare con questo sito, nonostante lo scrivere sia un esperienza del tutto nuova per lui, nell’attesa di essere costretto ad emigrare all’estero per trovare lavoro (spera) come ricercatore.
  • Maria Grazia De Nardi

    non siamo ossessionati dal cancro (lo sarai tu idi di marzo…!) Sono i media a farci il lavaggio del cervello come per le facce di politici o il fatto di diventare tutti vegani.. Tutte le prime pagine, globalizzate, scrivono di questi 3 temi, tutti i giorni! allora, chi è ossessionato?!

    • Francesco Starinieri

      Penso che ossessioni delle persone e dei media vadano di pari passo. I media alimentano le ossessioni delle persone, ma scrivono di ciò di cui la gente è ossessionata. Quindi penso che si, anche i media sono abbastanza ossessionati da questo argomento (come puoi trovare scritto nel primo paragrafo), ma lo siamo soprattutto noi, e molti atteggiamenti (la fobia del glifosato, dell’olio di palma, dei cellulari) lo dimostrano.

  • Maria Grazia De Nardi

    E’ strano che un giovane risponda così… Comunque non sono d’accordo, c’è la strategia del sistema al fine di mantenere il controllo attraverso i media sulle persone.