Zenith’s Weight è il full-lenght di debutto dei vastesi Footlights: quattro giovincelli che, dopo infinite chiacchierate sul muretto intorno allo scorrere del tempo e argomenti affini, hanno deciso di scrivere un disco (un bel disco) in cui hanno fatto precipitare tutti i loro pensieri, oltre che tutte le loro varie influenze musicali; in quest’intervista cerchiamo di conoscerli e di scoprire qualcosa di più sul loro Zenith’s Weight.
Dopo l’intervista troverete il videoclip del singolo estratto dal disco.

Partiamo da voi: qual è la storia dei FootLights?

Una prima parte del gruppo, formata da 4 componenti (Giuseppe D’Adamo alla batteria, Francesco Pracilio al basso, Loris Palmitesta alla voce e chitarra ritmica e Giordano Desiati alla chitarra solista), nacque nel maggio del 2011 nell’ex “Juice Club” di Vasto Marina, durante un festival musicale dei vari gruppi emergenti della zona.
Nella prima data del festival facevamo parte di due gruppi diversi (Francesco e Giuseppe suonavano in un gruppo e Giordano e Loris in un altro), ma durante quella serata l’affinità musicale ci fece avvicinare e, dopo qualche prova, decidemmo così di iniziare il progetto insieme con qualche cover dei nostri artisti preferiti e qualche inedito. Nella seconda data del festival arrivò la nostra prima esibizione live.
Il festival si concluse, ma non la nostra voglia di esprimerci. Arrivarono i primi EP, registrati in maniera amatoriale in cantina (“Thought to Be Rough” del 2011 e “Walking On the Water” del 2013).
Il bisogno di sperimentare suoni nuovi fece arrivare un componente fondamentale del gruppo, Jacopo Nanni alla tastiera, con il quale abbiamo creato il suono più personale possibile contenuto nel disco “Zenith’s Weight” nel 2014.

544251_609899315705728_340513665_nLa storia di Zenith’s Weight, invece, qual è?

La storia di “Zenith’s Weight” è legata al periodo che abbiamo vissuto tra il 2013 ed il 2014, con un mix dei generi musicali a cui siamo più legati, sostanzialmente ispirati alla musica internazionale degli anni ’90 con la quale siamo cresciuti.
Il “Peso dello Zenith” vuole essere una metafora in qualche modo riconducibile allo scorrere del tempo, alla sua illusione, alla sua ciclicità e all’incertezza che porta, ma abbiamo cercato di mantenere aperta ogni opzione possibile allíinterpretazione di chi lo ascolta; come può essere osservare un quadro astratto.

Da cosa nasce questo disco e perché?

Il bisogno di creare musica per noi è fisiologico, non solo perchè ci piace, ma anche perchè è lo stesso luogo in cui viviamo, Vasto, che ha da sempre una foltissima schiera di musicisti, underground e non, che ci porta a creare.
La stessa idea del disco, un pacco postale in cui si può trovare al suo interno un pezzo di universo, è un modo per dare a chi ci segue un piccolo assaggio del mondo musicale FootLights, che sta man mano diventando un catalizzatore per nostri collaboratori che vogliono esprimersi con video musicali, grafiche e testi, scegliendo, appunto, la nostra musica come elemento di influenza della loro arte.

Hai citato due volte la vostra città natale, Vasto: quanto le siete legati e che scena c’è?

A Vasto c’è sempre stata una forte iniziativa musicale a cui, sinceramente, non sappiamo dare un origine; ma c’è e ne siamo grati.
Molti dei nostri famigliari, amici e conoscenti sono o sono stati musicisti, e siamo cresciuti in questo clima di creatività, che sboccia specialmente durante il periodo estivo, a prescindere dal genere.
Sinceramente negli ultimi tempi avevamo la sensazione che la “tradizione” si fosse persa, ma anche grazie ad eventi come il “Siren Festival” le speranze si sono riaccese: conoscere artisti nuovi, generi musicali d’avanguardia ed essere contaminati di conseguenza dalle novità proposte. Che poi è l’essenza della musica, ma anche della vita se vogliamo.

Parlando invece del concept del disco: perchè proprio il tempo? Qual è il messaggio che volete far passare?

Volevamo parlare di un “tempo umano”, di come il singolo percepisce questo. Essendo un tema così ampio abbiamo cercato di ritrarre alcuni aspetti psicologi di questo tema.
Ad esempio, Circadian Rhythm è ispirato alla percezione umana dell’orologio biologico, del ciclico meccanismo sonno-veglia durante l’arco della giornata. Joshua’s Song il momento della depressione, risposta all’invecchiare del singolo, Daydream dipinge una visione più ironica dell’illusione del tempo, e così via.
Il peso dello Zenith è il tempo che non torna indietro, ed è un concetto con cui qualunque individuo di qualunque epoca si è dovuto confrontare. Ciò che abbiamo cercato di fare è stato darne una nostra versione, cercando di stuzzicare l’ascoltatore più attento a cercarne il valore, a riflettere su questo guardandosi intorno e dentro.

Hai detto che la vostra musica sta pian piano catalizzando gli sforzi di diversi collaboratori e le prospettive di diverse forme d’arte, in più hai parlato del titolo del disco come di una metafora “visiva” del tempo: quanto siete legati all’aspetto visuale?

Non siamo circondati da soli musicisti, ma anche da bravi film-maker, grafici, scrittori.
Il fatto di collaborare con loro nasce dal bisogno di aggiungere un’ulteriore dimensione alla musica, oltre ad essere per noi un’occasione per maturare e dare vitalità al progetto, grazie al confronto con persone che amano esprimersi con mezzi diversi da quello musicale.
Per quanto riguarda la nostra vicinanza alla componente visiva abbiamo cercato di inserire la simbolicità nella lingua, molto immaginifica, come nella stessa espressione peso dello zenith.
Così come per la gran parte delle immagini verbali presenti nell’album, il dove, il come ed il perchè, abbiamo cercato di trasmetterli attraverso l’uso di parole quasi isomorfe, simboliche, che indicano oggetti, gesti, un posto reale o uno stato d’animo, decodificate come immagini da chi ascolta o legge.

Vi lasciamo con il videoclip del singolo Circadian Rhythm, buon ascolto:

Giacomo Guidetti
© riproduzione riservata

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Io sono il mio corpo e al mio corpo piace ascoltare la musica, interessarsi d'arte e scienza e studiare filosofia a Bologna. Il mio corpo ha avuto una vita pressoché simile alla vostra, nulla di più e nulla di meno, e ha aspirazioni incongruenti, evanescenti e facilmente influenzabili. Questo è quanto.