Ancora una volta, nel panorama musicale italiano, le cose migliori provengono da nicchie inesplorate o da territori sonori quantomeno ardui, di difficile ricezione, anche quando il realtà il prodotto è così buono da risultare comunque un lavoro più che immediato.

E’ proprio questo il caso degli Sherpa, giovane band abruzzese, che anche con un disco con delle sonorità sicuramente accessibili non rinunciano affatto alla qualità e all’investigazione sonora fondendo in un album dal nome esotico, Tanzlinde, diverse anime sonore all’interno di un contenitore classico della tradizione psych.

Tanzlinde è un album tutto da scoprire, perchè pur mantenendo un impatto sonoro piacevole per tutta la durata del disco è solo dopo qualche ascolto che si può apprezzare in pieno il melting-pot alla base del progetto. Così come una riflessione merita il nome, astruso ma calzante, ripreso dall’albero della danza tipico della cultura germanica, attorno al quale gli uomini si rinnovano continuamente proprio come fa l’albero stesso.

E anche la musica degli Sherpa non sfugge a questo rinnovamento, perchè le tracce, seppur ben organizzate in modo da riuscire a dare la sensazione di un flusso ininterotto, mostrano una continua voglia di diversità, anche se in un paio di occasioni il tutto tende a scadere in alcuni banali stilemi tipici del genere.

sherpa-artwotk
artwork del disco

In ogni caso alcune tracce come Loto, Dubinuska o Sher Pa non passano di certo inosservate; lo sviluppo di Loto, ad esempio, è armonioso, continuo e progressivo e riesce quasi a narrare all’ascoltatore la sensazione di imminente nascita di un germoglio, di una nuova vita, un canto che si eleva anche nell’aggressività sonora ma che rimane sempre coerente.
Sher Pa è una traccia che sintetizza benissimo la band e non a caso ne è omonima: ritmiche coinvolgenti, chitarre ovattate e una voce solo leggermente effettata, che non spicca nel mix, ma è solo una delle tanti parti del discorso musicale.

In ogni caso però non possiamo negare che in questi anni di revival psichedelico questo disco non si candida certamente a rappresentare il meglio di questo 2016 pur rappresentando una ottima prova, soprattutto perchè certe sonorità suonano ormai banali e alcuni suoni sono un po’ stracotti.

Luca Vannucci
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