L’arte di parare i rigori: i trucchi del mestiere

Proprio un anno fa celebravamo la storia e la dote innata di pararigori del portiere belga Jean Francois Gillet, capace nel corso della partita fra il suo Machelen e l’Anderlecht di parare 3 rigori a tre giocatori diversi stabilendo un vero e proprio primato che difficilmente sarà battibile. L’argomento è tornato d’attualità nelle ultime settimane in seguito alle prestazioni sfavillanti di Diego Alves, in grado con il Valencia di parare due rigori nel match contro l’Atletico Madrid. Il brasiliano è stato imitato dal collega Stekelenburg che in Premier è riuscito nella medesima impresa contro il blasonato Manchester City. Essere un pararigori non è semplicemente una questione di causalità, ma c’è di più. Infatti come avremo modo di spiegare diventare un pararigori comporta uno studio attento dell’avversario, ma anche una predisposizione mentale adeguata che consente di far diventare una consuetudine ciò che i più considerano un “miracolo”.

Il migliore della storia della Liga

Diego Alves nella partita contro il Leganes ha neutralizzato il diciassettesimo rigore su 39, che corrisponde al 43% dei rigori totali. La statistica ci mostra che la straordinaria abilità del portiere brasiliano lo colloca tra i migliori portieri della storia della Liga superando mostri sacri come Zubizarreta, capace di fermarsi a sedici rigori parati su 102. Il portiere del Valencia si è poi ripetuto una settimana dopo contro i “colchoneros” fermando dagli undici metri sia Griezmann che Gabi e aggiornando la sua contabilità a ben 19 rigori parati. Inoltre Diego alves condivide con Iraizoz, portiere dell’Athletic Bilbao, anche un primato invidiabile essendo riuscito a parare un rigore sia a Cristiano Ronaldo che a Messi, non proprio gli ultimi arrivati in termini di freddezza e precisione. Alves fa dell’agilità la sua dote principale, tanto che in patria l’hanno soprannominato “El Gato” per i suoi scatti felini. In realtà il brasiliano, pur essendo una delle poche note positive della stagione del Valencia, aveva già fatto parlare di sé quando militava nella squadra andalusa dell’Almeria, con la quale nel 2008 stabilì il record di imbattibilità del club arrivando a più di 600 minuti. A quell’epoca i suoi interventi miracolosi fecero si che i media gli attribuirono l’appellativo di “El Santo” o la “Dea Kalì” per il fatto che Diego Alves riusciva a parare dei tiri che sembravano impossibili da intercettare.

Istinto e riflessi

Vermeer negli anni di militanza con l’Ajax tra il 2012 ed il 2014 è riuscito ad intercettare tutti i 7 rigori che gli hanno calciato, rendendo la sua porta una vera e propria saracinesca, mentre Trapp ai tempi dell’Eintracht riuscì nell’impresa di parare 6 rigori su 15 per una media del 40%. Entrambi sono l’emblema del pararigori vecchio stile dato che la loro statistica invidiabile non è frutto di uno studio ragionato e calcolato, ma è la diretta conseguenza dell’istinto che decide dove il portiere si butta senza una precisa logica che guidi la scelta. La tecnica del “buttarsi a caso” è anche confermata da particolari studi scientifici che affermano come basarsi sui rigori precedentemente tirati induce il portire a dei cosiddetti bias cognitivi, in quanto l’ultimo difensore è indotto a buttarsi dalla parte in cui il giocatore solitamente no calcia per la cosiddetta “legge dei grandi numeri”. Trapp e Vermeer oltre all’istinto fanno affidamento anche al loro sguardo che è il risultato dell’atteggiamento mentale positivo che questi portieri hanno, sempre convinti di poter sbarrare la strada al rigorista di turno.

Attenzione ai dettagli

Due dei migliori pararigori nella storia del campionato italiano hanno militato nell’Inter: ovviamente stiamo parlando di Julio Cesar e Samir Handanovic. Julio Cesar è riuscito a parare 15 rigori su 55 attestandosi ad una percentuale del 27%, mentre il suo collega Samir ha finora neutralizzato 20 rigori su 65 con una percentuale del 36%. Grazie a questi incredibili risultati Handanovic è il secondo miglior pararigori della serie a alle spalle solo di Pagliuca che ha respinto 24 rigori. I due rappresentano invece il prototipo del portiere moderno attento ai minimi dettagli. Uno studio ha infatti dimostrato che se gli estremi difensori riescono a diminuire il loro tempo di reazione fino ad arrivare a 0,3 secondi, abilità che permetterebbe di coprire circa il 72% della porta aumentando la possibilità di intercettare il penalty. Sia il brasiliano che il serbo hanno notevolmente migliorato questa capacità distaccandosi quanto più possibile anche dalla consuetudine che investe i cosiddetti portieri “d’istinto” di buttarsi prima che il calciatore tiri. A conferma di quanto detto una università israeliana ha evidenziato che circa un terzo dei rigori sono stati parati quando il portiere, al momento del tiro, è rimasto al centro della porta senza tuffarsi anticipatamente. Handanovic in una recente intervista ha affermato che possiede una videoteca fornitissima contenente tutti i video dei principali rigoristi del campionato grazie ai quali riesce a scoprire tutti i loro difetti e ad anticiparne le mosse. Insomma pianificazione al potere, senza badare a casualità e bias cognitivi.

L’arte dell’ipnosi

Zamora è stato un celebre portiere del Barcellona degli anni 30 che è passato alla storia per la sua incredibile capacità di ipnotizzare gli attaccanti tanto che si cominciò a parlare di una sorta di timore reverenziale, come se Zamora decidesse la traiettoria del tiro. Zamora è passato alla storia anche per l’episodio avvenuto nel corso dei mondiali del 1934, dove nei quarti di finale tra Italia e Spagna pare che sia stato lo stesso Mussolini, intimorito dalle straordinarie doti di Zamora, ad interferire presso il governo spagnolo per non far giocare la saracinesca spagnola. La Champions League del 2004-2005 ha invece fatto salire alla ribalta il portiere Dudek che allora militava nel Liverpool. Il polacco riuscì a far impazzire letteralmente i rigoristi del Milan, muovendosi sulla linea di porta come un serpente a sonagli allettato dalla musica di un flauto. I vari Serginho, Pirlo e Shevchenko furono ipnotizzati dai movimenti di Dudek, che si trasformò in un vero e proprio incubo per i giocatori rossoneri incapaci di non distrarsi di fronte alle tecniche persuasive dell’estremo difensore dei reds.


Istinto, studio minuzioso, ipnotizzazione sono tutte qualità che i migliori portieri del mondo utilizzano per contrastare il rigorista del turno, ma nonostante tutto non esiste una tecnica migliore delle altre perché si sa la perfezione non è di questo mondo.

Raffaele Sanluca

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