La retorica della paura può portare ad altri “casi Gorino”

Gli eventi che si sono verificati recentemente a Gorino impongono qualche riflessione. Dobbiamo ritenerli isolati e slegati da qualsiasi contesto oppure no? Il contesto che dobbiamo provare a inquadrare è quello della continuazione ripetitiva di slogan efficaci e immediati, in grado di 1diffondere nella popolazione italiana una certa “rassicurazione” e giustificazione di atteggiamenti che potremmo tranquillamente considerare razzisti e intrisi di pregiudizi. L’opera di diffusione viene portata avanti da tempo e si basa su dati di fatto ritenuti ineccepibili.

Innanzitutto, quante volte avrete sentito parlare di accoglienza “a cinque stelle” e  “clandestini ospitati in alberghi di lusso”? Una bufala diventata verità grazie alla piazza virtuale dei social, in grado di svolgere un ruolo di amplificatore (nel bene o nel male, sia chiaro). Fortunatamente, vi sono stati giornalisti che hanno provato a smentirla.

Un caso interessante e che merita di essere menzionato, è questo articolo di Gianni Barlassina e Giulia Siviero (giornalisti de Il Post). I due, grazie a una involontaria imbeccata de Il Populista (sito di propaganda che vede Matteo Salvini nel ruolo di condirettore), hanno svolto un’accurata ricerca sul campo, riportando la realtà concreta dell’accoglienza, quando si realizza nei famigerati “hotel di lusso”. Un aspetto che viene spesso trascurato è la situazione di eccezionalità nell’ospitare rifugiati in simili strutture.

L’utilizzo di hotel o pensioni non corrisponde alla routine abitudinaria che ci vorrebbero far credere alcuni leader politici e polemisti. L’intero sistema dell’accoglienza è svolto all’interno del sistema SPRAR (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), gestito con fondi del Ministero dell’Interno. I titolari dei progetti sono gli enti locali, i quali ricevono copertura finanziaria dal ministero e assicurano il rispetto di standard minimi di accoglienza.

Quando i posti SPRAR non sono sufficienti (cosa accaduta diverse volte negli ultimi anni), entra in gioco il sistema di accoglienza straordinaria (CAS). In questo caso, vengono valutate tutte le offerte di posti letto, anche quelle provenienti da cooperative, albergatori e soggetti privati. Questo tipo di accoglienze non devono costare più di 35 euro al giorno per persona. Si può facilmente intuire che tali sistemazioni, con un budget simile, non possano garantire saune e vacanze continue per gli alloggiati.

Accennando al costo giornaliero di ogni rifugiato, arriviamo a un “dato di fatto” molto caro a certi polemisti e retori. Viene stabilita una capacità straordinaria a ogni migrante: quella di percepire uno stipendio di 35 euro al giorno. Più vitto e alloggio, senza svolgere alcun tipo di lavoro. La bufala nasce dal fatto che il Ministero dell’interno ha stabilito con questa cifra la spesa media per persona al giorno (relativamente a un migrante adulto).

Ma come vengono spesi questi soldi? Come già anticipato, il sistema SPRAR è finanziato al 95% dal Ministero, che attinge le risorse dal Fondo Nazionale per le Politiche e i Servizi dell’asilo, devolvendo agli enti locali (e non ai rifugiati) delle somme in basa alla stima che, per accogliere un migrante, sono necessari i 35 euro sopracitati. La stessa cifra la ritroviamo nei bandi indetti per reperire posti CAS: le prefetture offrono un massimo pari a tale cifra, riservandosi di aggiudicare i bandi col criterio del massimo ribasso (a parità dei servizio, vince chi spende di meno).

Se leggiamo uno di questi bandi, vi sono esempi concreti delle spese necessarie per il sostentamento di un rifugiato. Ve ne elenchiamo alcune: 1) servizi di ingresso (identificazione); 2) servizi di personale e dell’ambiente; 3) erogazione di pasti; 4) fornitura di beni di prima necessità (lenzuola, vestiti, ecc.) e 5) servizi di mediazione linguistica e culturale. Ai richiedente protezione internazionale (il “lussurioso” migrante) spetta il cosiddetto pocket money, ossia 2,50 al giorno, aumentabili fino a 7,50 in caso di di nucleo familiare, oltre una singola ricarica telefonica di 15 euro all’arrivo.

Per avere maggiori chiarimenti sull’effettività e utilità delle voci di spesa che abbiamo sin qui riportato, rimandiamo al report del Ministero dell’Interno sull’accoglienza dei migranti e rifugiati, il quale dà risalto a un dato interessante: nel 2014, almeno un terzo della cifra pagata è rappresentato dal costo del personale.

Il fatto che i nuovi arrivati dispongano di smartphone viene ritenuto sintomatico di un certo tenore sociale, ingiustificato per delle persone provenienti da teatri di guerra e miseria. Si potrebbe obiettare facilmente che il costo medio di un dispotivo mobile ha raggiunto cifre basse, adatte a tutti i tipi di portafogli. Ma non basta. Spesso, sono state spese parole infuocate nei confronti dei rifugiati perché “sempre attaccati al telefono” e bramosi di connessioni di rete.

Basterebbe riflettere e adottare un minimo di buonsenso. Le persone in questione, percorrono rotte pericolose e lunghissime prima di giungere in Italia, a volte lasciando dietro di sé parenti, di cui non hanno notizie per molto tempo. Finché non giungono a destinazione. Quindi, pare del tutto insensato abbracciare simili polemiche e si capisce meglio il perché della singola ricarica di 15 euro concessa al rifugiato appena arrivato.

Aggiungo che, senza l’ausilio di smartphone, non avremmo avuto molte delle immagini (catturate di nascosto, ovviamente) di torture e soprusi nei confronti dei migranti che attendevano di essere imbarcati sulle coste nordafricane. Il cellulare è un mezzo di prima necessità per queste persone. E non solo per loro, direi. 

Ripetere ossessivamente che i migranti guadagnano “35 euro senza lavorare”, vengono accolti in “strutture lussuose” (a danno dei connazionali, chiaramente) e posseggono smartphone (“segno distintivo di ricchezza”) può portare a situazioni simili a quella di Gorino?

Lascio a voi la risposta.

Riccardo Pieroni

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