Verstappen, il talento non basta

In questo mondiale di F1 il nervosismo regna sovrano. Verstappen e Vettel si sono resi protagonisti di un duello ben oltre i limiti della correttezza che ha mostrato ancora una volta l’immaturità del pilota olandese, frutto della giovane età ma anche della frustrazione nutrita nei confronti del compagno di squadra Ricciardo che si sta dimostrando molto più costante del collega. Proprio su queste pagine abbiamo più volte elogiato il talento cristallino di Max e le sue doti innate, grazie alle quali è entrato di diritto fra gli enfant prodige dello sport mondiale. E’ evidente però che il talento va educato poiché altrimenti l’eccessiva irruenza rischia di compromettere la propria gara e quella degli altri.

LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE IL VASO

Siamo negli ultimi giri del gran premio del Messico e come succede spesso da due anni a questa parte le Mercedes si trovano comodamente in prima e seconda posizione, lasciando a Red Bull e Ferrari la lotta per il terzo gradino di podio. Verstappen occupa la terza posizione, ma a causa di un maggiore deterioramento delle gomme sta subendo il ritorno veemente di Vettel, ma soprattutto di Ricciardo che con la mescola più morbida guadagna più di un secondo al giro su tutti e due. A tre giri dalla fine il tedesco entra deciso sul belga, il quale per difendersi si rende protagonista di un taglio di chicane, passibilissimo di sanzione che il più delle volte consiste nell’obbligo di ridare la posizione. Verstappen non curante della scorrettezza, non cede la posizione al ferrarista alimentando le ire più funeste che sfociano in due team radio al veleno di Sebastian. La mossa di Max produce anche il progressivo riavvicinamento di Ricciardo che nell’ultimo giro tenta il sorpasso nei confronti del tedesco che reagisce duramente chiudendo l’australiano sull’interno. Al termine della corsa era evidente che il duello avrebbe lasciato strascichi; ed infatti come si conveniva negli scontri epici tra Prost e Senna, una volta esposta la bandiera a scacchi Vettel affianca Vestappen per chiedere spiegazioni e per sfogare tutto il suo risentimento. Il precedente tra i due si era consumato in Malesia quando Vettel per una manovra troppo avventata in partenza aveva letteralmente centrato Rosberg causando anche dei danni a Verstappen. Il belga aveva apostrofato Vettel definendolo un pazzo e un idiota attirando su di se le antipatie di tutto il mondo Ferrari per l’evidente mancanza di rispetto nei confronti di un pilota che proprio con la Red Bull ha vinto quattro titoli mondiali.

LA DECISIONE ASSURDA DI CHARLIE WHITING

Tra scorrettezze e team radio al limite era complesso decidere chi sarebbe dovuto salire sul terzo gradino del podio. Dopo un’attesa inspiegabile la giuria decide finalmente di penalizzare Verstappen di 5 secondi, permettendo così a Vettel di ritornare sul podio dopo il gran premio d’Italia. L’assurdità si consuma a mezzanotte, ora italiana, quando la direzione gara comunica che per la manovra pericolosa compiuta da Vettel nei confronti di Ricciardo il tedesco sarà penalizzato di dieci secondi, facendo scivolare Seb anche dietro Verstappen. Ovviamente la decisione è apparsa da subito ridicola in quanto la manovra di Vettel, che a dire il vero non appare così pericolosa, è la diretta conseguenza della scorrettezza di Max che non restituendo la posizione ha favorito il progressivo riavvicinamento di Ricciardo. Insomma se il belga si fosse comportato in maniera adeguata, lasciando da parte l’eccessiva arroganza che di solito lo contraddistingue Vettel non si sarebbe mai trovato in duello con Ricciardo, tra l’altro in uno stato di frustrazione causato dal torto subito. Sembra proprio che le regole si applichino per tutti tranne che per Vestappen che in pista come fuori può fare il bello e il cattivo tempo senza che la sua condotta venga presa in considerazione. D’altro canto sembra proprio che la Ferrari non conti più nulla, in un circus che probabilmente fatica a rendersi conto che senza la scuderia di Maranello sarebbe seguito dallo stesso numero di spettatori che hanno assistito a Legia Varsavia – Real Madrid: 0. Sicuramente si tratta di un’analisi iperbolica, ma che non si distanzia troppo dalla realtà.

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IL NERVOSISMO DI VERSTAPPEN

L’enphant prodige ha perso la tranquillità che lo accompagnava nelle prime gare con la Red Bull, dove aveva tutto da guadagnare e poco da perdere. In poco tempo Verstappen ha attirato su di sé le attenzioni di esperti e non affascinati dalle qualità innate del ragazzino, che non ancora maggiorenne già metteva in fila piloti del calibro di Alonso e Vettel. Da lì in poi la parabola del belga è stata discendente, in quanto in più di un’occasione “ha preso la paga” dal compagno di squadra che si sta dimostrando più costante del collega. Ricciardo nelle ultime nove gare ha collezionato sette podi con la ciliegina sulla torta della vittoria in Malesia, nella quale è stato protagonista di un duello piuttosto aspro con Vestappen, dimostrando di non voler cedere assolutamente il passo all’amico-nemico. Max ha subito il ritorno del suo compagno di squadra, diventando più aggressivo nei confronti degli avversari e dimostrando in pista il nervosismo causato da risultati altalenanti. Il momento delicato che sta vivendo il belga è testimoniato anche dalle parole di Chris Horner, team principal della Red Bull, che dopo l’episodio avvenuto in Messico ha difeso a spada tratta il suo pupillo difendendolo dalla gogna mediatica. Possiamo capire che per un ragazzino affacciarsi in un mondo abbastanza gerarchizzato come la F1 può risultare difficile e non privo di ostacoli, ma Max deve stare tranquillo perché il suo talento emergerà comunque, anche senza essere strafottente.

IL NERVOSISMO DI VETTEL E LE COLPE DELLA FERRARI

Vettel è all’apice di una vera e propria crisi di nervi, dettata francamente da risultati sconcertanti che non sono stati all’altezza delle attese che i più nutrivano nei confronti della scuderia di Maranello. Un solo podio nelle ultime gare, tra l’altro raggiunto nel gran premio di casa davanti al cuore rosso Ferrari. Arrivabene dal canto suo continua a fare il vago, ma oramai non ci sono più scuse di fronte ad un fallimento totale su tutta la linea che dovrebbe invitare gli uomini di Maranello a fare una serie riflessione sul loro operato. La mancanza di risultati ha inciso profondamente sull’umore di Sebastian che via via ha perso fiducia, commettendo errori anche grossolani che hanno compromesso le sue prestazioni in corsa. La frustrazione del tedesco emerge nei team radio, che si trasformano in continui sproloqui che hanno come diretti interessati un po’ tutti: dal Verstappen di turno a Charlie Whiting. Urge un cambio di rotta netto, altrimenti per festeggiare un altro titolo mondiale i tifosi Ferrari dovranno aspettare molto tempo.

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Tra isterismi e comportamenti al limite la cosa più bella che ci sta regalando questo mondiale è il duello fra Rosberg ed Hamilton, che tra Brasile ed Abu Dhabi conoscerà il suo epilogo. Chi la spunterà?

Raffaele Sanluca

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