Con il gran premio di Abu Dhabi si è concluso un mondiale di F1 emozionante, che solo alla ultima gara ha conosciuto il suo epilogo. Alla fine ha trionfato Nico Rosberg suggellando una carriera vissuta sempre ad altissimi livelli. Il 2016 è stato anche l’ultimo anno di Jenson Button, capace nel 2009 di trionfare con la Bar-Honda, e di Felipe Massa, egregio compagno di squadra di Michael Schumacher e mai dimenticato dai tifosi Ferrari.

VOTO 10: NICO ROSBERG

Il figliol prodigo ce l’ha fatta. Il caso ha voluto che il primo mondiale Rosberg lo conquistasse guidando la monoposto numero 6, proprio come il padre Keke che esattamente trentaquattro anni fa conquistò il titolo dimostrando che la Finlandia non era solo rally. Il mondiale di Nico è stato semplicemente perfetto, frutto di una partenza bruciante che lo ha visto trionfare nei primi quattro gran premi mettendo fin dall’inizio una seria ipoteca per la vittoria finale. Rosberg è stato maestro di costanza, essendo andato a punti in tutti i gran premi tranne che a Barcellona con buona pace di Hamilton che fino all’ultimo ha provato a strappargli il titolo. Rosberg non è sicuramente il prototipo del pilota che infiamma le folle, dato il suo incidere conservativo e la prudenza che spesso lo accompagna, ma la sua abilità maggiore è saper sfruttare al meglio le gomme, fattore che gli permette il più delle volte di evitare il graining negli ultimi giri di gara. La determinazione con la quale ha affrontato questa stagione ha permesso al tedesco di colmare il gap tecnico con il compagno di squadra, il quale nelle precedenti stagioni per grinta e per manico è stato sempre una spanna sopra a Nico. D’ora in poi i Rosberg ad essere entrati nella storia dell’automobilismo sono due, anche se Rosberg junior per ovvi motivi può fare meglio dell’illustre genitore, che tra un po’ potrebbe essere ricordato semplicemente come il padre di Nico.

VOTO 9: JENSON BUTTON E FELIPE MASSA

La carriera di Felipe Massa è stata sicuramente contraddistinta da una dea bendata che in più di un’ occasione gli ha voltato le spalle. Non si può non ricordare il mondiale perso all’ultima curva nel 2008, quando Timo Glock riuscì a perdere sette secondi in un giro da Hamilton, regalando al pilota inglese il primo titolo iridato. Il momento più drammatico della sua sfortunata carriera è stato sicuramente il terribile incidente avuto in Germania, nel quale il dado posteriore della monoposto di Barrichello ha letteralmente sfiorato il cervello di Felipe. Da quel momento non è stato più il Massa conosciuto negl’anni del cavallino, dimostrando di aver perso quella velocità necessaria per stare con i più forti. L’emozionante giro di pista in Brasile è stato il giusto premio per il pilota più buono del circus, in grado sempre di entrare nel cuore dei propri tifosi. Il gran premio di Yas Marina ha segnato anche la fine della carriera del mago della pioggia Jenson Button. A differenza di Felipe si può dire che la storia del pilota inglese in F1 è stata costellata da una buona stella, considerando che è diventato campione del mondo con una monoposto come la Bar – Honda che nell’annata 2009 aveva un ritmo di due secondi superiore a tutte le altre macchine del lotto. Insomma la bravura di Jenson è stata quella di sfruttare la sua occasione al meglio, iscrivendosi di diritto tra quella stretta cerchia di piloti capaci di portare a casa l’iride. Più che per il mondiale vinto Button sarà ricordato per la sua straordinaria capacità di guidare sul bagnato, inventandosi alle volte strategie in grado di sparigliare completamente le carte in tavola.

 

VOTO 8: HAMILTON E VERSTAPPEN

I due piloti più intraprendenti del circuito non potevano non meritare un voto alto in questa speciale classifica, per lo meno per lo spettacolo offerto. L’ultimo gran premio di Lewis è stato semplicemente un capolavoro, per l’incredibile abilità di frenare e accelerare con l’intento di far innervosire Rosberg e di far ricompattare il gruppo, con la speranza che “qualcosa la dietro sarebbe successo”. Quel “qualcosa” non sarà l’emblema della sportività ma in fondo, scusate la franchezza, “chi se ne frega”! La F1 è uno sport individuale, dove ogni pilota prima che combattere per il successo mette in ballo la propria vita, quindi è del tutto legittimo che i piloti non ragionino come noi umani e che provino di tutto per diventare leggenda. Hamilton in questo mondiale ha dato tutto, arrendendosi solo di fronte ad un Rosberg più costante e più freddo nei momenti chiave. Su Verstappen abbiamo scritto tanto e forse pure troppo, quindi non mi resta che riassumere il giudizio su Max con una sola frase: il futuro è qui!

VOTO 7: DANIEL RICCIARDO E FERNANDO ALONSO

Daniel Ricciardo si conferma il pilota migliore tra coloro che dispongono di una macchina e non di una astronave. Il suo terzo posto mondiale è la prova di come l’australiano, nonostante da Barcellona in poi avesse tra le mura amiche un compagno di squadra a dir poco scomodo, sia un pilota di sicuro affidamento nell’immediato con grandissimi margini di miglioramento nel futuro prossimo. Ricciardo è stato l’unico in grado di infastidire il monopolio Mercedes, cogliendo anche un importante successo in quel di Sepang. Una nota di merito va allo spagnolo Fernando Alonso, che pur disponendo di un “carretto”, denominazione che lo stesso Nando ha dato alla sua Mclaren all’interno di team radio ormai diventati celebri, ha più volte ottenuto risultati degni di rilievo. Non si può non menzionare il quinto posto ottenuto nel circuito del Principato, laddove il manico forse conta quanto la macchina che si guida. Ne è passato di tempo da quando “il principe delle Asturie” ha debuttato nel 2001 con la Minardi, ma lo smalto e la cattiveria non hanno mai abbandonato Fernando, capace anche in questa stagione di mostrare bagliori della sua immensa classe.

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VOTO 6: FORCE INDIA E HAAS

La Force India quest’anno ha dimostrato tutti i progressi fatti nelle ultime stagioni, issandosi con pieno merito a quarta forza del mondiale. Dopo un’iniziale periodo di difficoltà, Perez ha mostrato una continuità sorprendente suggellata da due fantastici terzi posti. Il propulsore Mercedes sta dando i frutti sperati, tanto è vero che nei circuiti veloci la Force India diventa un osso duro per tutti, grazie alla sua fantastica power unit. Gli investimenti fatti dal proprietario Vijay Mallay hanno dato frutti sperati, ma a sentire le parole di Perez e Hulkenberg il meglio deve ancora venire. La storia della Haas nasce nel 2013, quando Gene Haas risponde all’appello della FIA che cercava nuove scuderie con progetti interessanti. La scuderia americana al suo esordio ha totalizzato ventotto punti, mostrando ampi margini di miglioramento con i suoi due alfieri Grosjean e Gutierrez. Il gran premio da ricordare è sicuramente il Bahrain, nel quale grazie ad uno straordinario passo gara Romain Grosjean ha conquistato fantastico quinto posto, alle spalle solo dei più grandi. Il 2017 ci dirà se la Haas sarà capace di inserirsi nella lotta tra Williams e Force India per conquistarsi il primo posto tra i “normali”.

VOTO 5: KYVAT

Iniziare la stagione in sella alla Red Bull e finirla in sella alla Toro Rosso è sintomatico delle difficoltà incontrate dal pilota russo. Il fantastico 2015 non è stato ripetuto da Dani, che ha pagato un avvio a dir poco sconcertante. Nelle prime gare si è reso protagonista anche di manovre a dir poco scorrette, come quando ha letteralmente speronato Vettel, segno di una mancata tranquillità. La retrocessione alla Toro Rosso è stata inevitabile, anche per il fatto che al declino di Kyvat ha fatto da contraltare la straordinaria crescita di Verstappen. Siamo sicuri che le qualità mostrate da Kyvat non siano frutto della causalità perché mai come in questo sport nulla avviene mai per caso.

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VOTO 4: WILLIAMS

La grande delusione della stagione è sicuramente rappresenta dalla storica scuderia tedesca, incapace in questo 2016 di tenere testa alle aspettative. Bottas e Massa hanno alternato buone prestazioni ad altre assolutamente sconcertanti, che non hanno dato le giuste soddisfazioni ad una casa che ha fatto la storia della F1. Bottas, nonostante tutto, ha concluso la stagione all’ottavo posto mettendo in pista la sua incredibile combattività che nell’anno passato gli aveva permesso di ottenere grandissimi risultati. La power unit Mercedes non ha funzionato a dovere e soprattutto in qualifica la Williams ha pagato questa mancanza di velocità e di aerodinamicità; non a caso non partendo quasi mai tra le prime tre fila la scuderia di Frank Williams è stata più volta coinvolta in incidenti nelle prime fasi di gara. Per Massa, come ho avuto modo di ricordare, questa stagione è stata una passerella che ha messo in evidenza come il buon Felipe fosse ormai maggiormente proiettato alla sua vita fuori dalle corse.

VOTO 3: FERRARI

Profondo Rosso. Il titolo del noto thriller di Dario Argento è perfetto per raccontare la stagione della Ferrari, che per dirla alla Schopenauer ha “oscillato tra il dolore e la noia”. Le promesse di Marchionne e Arrivabene non sono state mantenute, anzi sono state bellamente sbugiardate da risultati che per la storia della Ferrari si possono definire tranquillamente ridicoli. La Ferrari SF 16 – H è stata definita simpaticamente “metereopatica”, perché a seconda della temperatura si comporta in maniera totalmente differente. Quando si alzano le temperature la rossa sembra stare al passo con i migliori, quando le temperature si raffreddano i piloti fanno una fatica bestiale a mandare in temperatura i pneumatici. La sensazione è che ci sia molto da lavorare, a partire dai piloti che troppo presto hanno staccato la spina limitandosi al compitino e non aggiungendo quel qualcosa in più che il loro talento gli consentirebbe di offrire. Sul banco degli imputati finisce soprattutto Vettel, in grado nel 2015 di scaldare i tifosi della rossa conquistando tre vittorie, ma che nel 2016 ha più volte gareggiato sottotono, finendo spesso battuto dal proprio compagno di squadra. Speriamo che con i nuovi regolamenti del 2017, dove avremo pneumatici più larghi che dovrebbero ridurre l’impatto della power unit Mercedes, la Ferrari torni a recitare un ruolo da protagonista.

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I voti 2 e 1 sono volutamente non contemplati in questo pagellone poichè nessun protagonista della F1 merita l’insufficienza grave, visto che già essere tra i 22 che animano il mondiale significa essere straordinari.
Un ultimo appunto lo meritano le parole di Max Mosley, ex presidente della FIA, che ha avuto l’ardore di dire che la Ferrari non merita il bonus economico che storicamente riceve. Caro Max mi dispiace, ma forse sottovaluti la straordinaria ammirazione e il rispetto di cui gode la macchina del cavallino ogniqualvolta esce dai box. In questo caso l’eguaglianza non c’entra niente, in quanto senza la Ferrari qualsiasi successo sarebbe vissuto come una “vittoria mutilata”.

Raffaele Sanluca
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Raffaele Sanluca nasce a Roma il 26 Aprile del 1995. Ha frequentato gli studi classici al Liceo Sacro Cuore per poi scegliere la facoltà di Scienze Politiche della Luiss per inseguire il sogno di diventare giornalista. La sua più grande passione è il tennis, praticato a livello agonistico. Spendere soldi per vedere eventi sportivi è cio che lo rende più felice.