Forse siamo arrivati alla fine di quella che potrebbe essere connotata come una delle campagne referendarie più agguerrite della storia della Seconda Repubblica, cattiva al punto tale da rischiare di far saltare amicizie decennali al pari di un più quattro tirato in maniera infame mentre si gioca ad Uno. Io stesso sono arrivato esausto al voto, pronto ad esplodere come Crudeli al gol vittoria siglato al 90esimo dal Milan in un derby tiratissimo.
Il miasma emesso da una politica mai cosi attiva ma al tempo stesso puzzolente come la decomposizione di corpi putridi in un’acqua stagnante ha reso confuso a più riprese ciò che provavo e le mie idee erano tutto fuorché chiare; ciò è iniziato a cavallo tra il 2015 ed il 2016, quando con una mossa arrogante e azzardata Renzi decide di personalizzare il referendum. Il dissenso in primo luogo verso i contenuti di una riforma giudicata da me inopportuna e in secondo luogo lo scontento per il Jobs Act e la Buona Scuola cozzavano contro la paura che votando No in parte avrei favorito altri due protagonisti della politica italiana che di certo non mi vanno più a genio dell’ex sindaco fiorentino, cioè Grillo e Salvini. Avere da un lato chi si dissocia dalla reale condizione del paese continuando con ottusità a fare determinate scelte politiche e dall’altro avere chi non sa far altro che fornire ricette populiste rende complicato fare qualsiasi scelta; il problema attualmente è questo, è difficile identificare una valida alternativa politica immediata.  I tre leader dei tre principali partiti italiani non sembrerebbero in grado di rilanciare la nostra nazione.
Considerando tutta la confusione generata da uno scontro politico in alcuni tratti cagnesco ho alla fine deciso di votare No, perché il mio scontento per una riforma valutata nei contenuti errata era l’unico caposaldo che avevo a cui aggrapparmi.

Scusate questo stream of consciousness  che mi ha portato a dilungarmi in una introduzione che servirà sia come chiave di lettura dell’analisi post voto che farò di seguito e sia per rispondere a chi accusa i sostenitori del No di aver votato di pancia, senza riflettere.  E’ un dovere verso coloro che hanno votato No con cognizione, è un passo di avvicinamento per chiarirsi con coloro che hanno lottato e versato lacrime per votare Sì e che ora si sentono abbattuti; vero è che vincitori e vinti fanno parte del gioco democratico ma oggi come non mai abbiamo un paese diviso in due fazioni che quasi si odiano e la prima cosa da fare è tentare di riunificare la Nazione.
Ricucire gli strappi” è la risposta a chi mi domanda quali sono i programmi di chi ha votato No come me, tentando innanzitutto di analizzare cosa ha sbagliato il fronte del No e cosa ha sbagliato il fronte del Sì; perché diciamolo chiaramente, da questo Referendum e da questi ultimi anni stiamo imparando come non fare politica.
Come già detto nell’introduzione, tutto ebbe inizio quando Renzi decise di personificare il Referendum, rendendo così potenzialmente letale per il suo Governo l’unica consultazione democratica nel quale avrebbe potuto perdere. Risulta infatti evidente come il Partito Democratico rimanga uno dei partiti con più consensi in Italia e quindi papabile vincitore in un eventuale scontro alle elezioni politiche, dove grazie alla frammentazione elettorale non si sarebbe trovato contrapposto un 60% di votanti contrari ma avrebbe dovuto competere con tante altre percentuali più basse appartenenti alle varie entità politiche che si sono riunite sotto la bandiera del No con motivazioni e fini totalmente diversi. Questa sua mossa azzardata ha giustificato le azioni di chi ha voluto trasformare il voto su una riforma in un voto contro il Governo servendosi del peggior populismo.
L’odio sputato dalla gran parte della popolazione contro Renzi è dovuto probabilmente ad un Governo poco attento alle necessità delle fasce più deboli che oramai rappresentano la maggioranza dei cittadini; le televisioni continuavano a ripetere che tutto andava bene grazie a riforme che nell’immediato sortivano qualche effetto positivo per poi mostrare i lati negativi solo in seguito, le persone nel contempo non riuscivano ad andare a dormire tranquilli chiedendosi come sarebbero dovuti arrivare a fine mese. Le partite IVA disperate, sempre più abbandonate da uno Stato a cui versano circa il 60% dei loro incassi. Il mondo della scuola che veniva messo per l’ennesima volta al centro di una riforma e che per l’ennesima volta non vedeva ricevere ascolto alle proprie richieste. Una sanità pubblica con tempi sempre più lunghi, ticket sempre più costosi. Come un esecutivo così poco attento alle reali condizioni in cui versava il paese poteva ottenere la fiducia da un popolo sempre più disilluso, stanco e affamato?
Renzi è entrato con arroganza in parlamento, dopo aver tradito i compagni Bersani e Letta, e ha deciso di continuare con arroganza a governare in seguito alla vittoria schiacciante che ottenne alle europee, pensando che il popolo lo avrebbe seguito in ogni caso. La soluzione migliore sarebbe stata quella di tornare subito ad elezioni, per avere un Governo senza inciuci con la destra, espressione di un nuovo Centro Sinistra che poteva garantire al Premier almeno tanti anni ancora di protagonismo politico. Il 46% però lo rendeva intoccabile, immune a qualsiasi cosa, portandolo a continuare così sulla strada intrapresa in direzione di uno spostamento del PD verso il centro. Così facendo ha creato una scissione interna alla sinistra, proseguita fino a creare un enorme solco nell’intero paese.

Dall’altro lato abbiamo formazioni che si dichiarano pronte a governare, consapevoli della pochezza dei loro programmi a tal punto da spingere sulla rabbia delle persone per provare ad arrivare al potere. Hanno così contribuito ad incattivire l’aria referendaria creando un “clima infame”, diffondendo la paura del complotto e mostrando questa riforma come un qualcosa creata per distruggere la popolazione. Va bene parlare dell’ eventuale indirizzo politico di un Governo che sceglie di rapportarsi con l’alta finanza invece che con i reali problemi della popolazione, non va bene fare passare quella eventuale scelta come qualcosa ordita da un Nuovo Ordine Mondiale, condendo il tutto con un pizzico di paura contro gli immigrati che a detta di alcuni verrebbero portati in Italia dai nostri stessi governanti per attuare una sostituzione etnica.

Ora i 5 Stelle e la Lega hanno la possibilità di dimostrare che i loro non sono solo partiti di protesta ma anche capaci di governare, anzi sono obbligati a dimostrarlo dopo che in questi anni si sono auto nominati portatori sani delle soluzioni definitive alla crisi.
Renzi però non è politicamente morto e anzi potrebbe uscirne addirittura rafforzato da questa sconfitta, dipende tutto dalle sue reali intenzioni. Vuole lasciare totalmente la politica oppure vuole tentare ancora? Con la seconda opzione gli scenari  probabili sono diversi: fermo restando che un suo eventuale defenestramento politico da parte del congresso del PD potrebbe smentire ogni ragionamento logico a riguardo, una prima possibilità è rappresentata da Mattarella. Il leader piddino potrebbe vedersi rifiutare dal Capo dello Stato le dimissioni e ottenere in seguito la fiducia dal Parlamento anche grazie a Forza Italia, per un Governo che arranchi fino alla naturale scadenza della legislazione o per un più realistico esecutivo che lavori sulla legge elettorale e sull’approvazione del Bilancio, per poi andare ad elezioni anticipate.
Altra opzione è quella di rivincere le elezioni considerando che come abbiamo già detto il PD rimane in lotta per la posizione di partito con più consensi in Italia. Difficile fare previsioni senza sapere con quale legge elettorale voteremo. Se invece dovesse perdere potrebbe pure tornare tra un paio di anni nel caso in cui si dovesse realizzare lo scenario catastrofico professato da lungimiranti statisti autoreferenziali che accusano chi ha votato No di aver consegnato il paese in mano ai populismi , cioè nell’eventualità che un futuro esecutivo grillino o leghista dimostri di non essere in grado di governare.
Intimamente spero che il capitolo Renzi sia chiuso e che il PD capisca che il tentativo di trasformarsi in un contenitore raccogli voti per vincere a tutti i costi allontana i cittadini, invece che avvicinarli. Bisogna che si sposti nuovamente dal Centro verso Sinistra, abbandonando per strada tutti gli uomini che con arroganza si contrapponevano agli oppositori, figure che salivano sul carro del vincitore solo per godere di attenzioni e sembrare persone dall’alta caratura politica e morale. Il Partito Democratico deve insomma tornare a considerare le idee che un individuo potrebbe fornire alla causa e non semplicemente guardare al numero dei voti che egli porterebbe con se.

Per chiudere, tutto ciò che ci ha lasciato il referendum così impostato, indipendentemente dalla vittoria del Sì e del No, è una grande incertezza politica. Un marasma di caos nel quale è difficile vedere soluzioni. Sarebbe successo se Renzi fosse rimasto con la vittoria del Sì dal mio punto di vista, era ovvio che succedesse anche ora con la vittoria del No. E mi venite a dire che votare no è stato facile?
Questa mattina mi sono svegliato con un peso in meno ma con una sensazione di incertezza. L’unica cosa sicura era che il sole sarebbe di nuovo sorto sull’Italia, alla faccia dei peggiori disfattisti.
Evviva l’Italia, evviva la democrazia! Nonostante sia cosi incredibilmente caotica e generi confusione in noi in questo momento.

Andrea Giammaruco

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Nato a Lecce il 26 Maggio 1993, ha dimostrato fin da piccolo l’interesse per i meccanismi sociali e la politica. Trasferitosi un po' ovunque in Italia per seguire gli spostamenti lavorativi del padre, ora risiede fisso a Montesilvano dove ha conseguito la maturità scientifica presso il liceo C. D’ascanio. Dotato del super potere della pigrizia estrema e rompi scatole di quelli considerevoli, è stato ingaggiato da Versus per scrivere articoli riguardanti la politica. Durante la sua presentazione alla stampa, tra commozione e incredulità, ha dichiarato: " non mi aspettavo che qualcuno mi concedesse la possibilità di esprimere le mie doti, sopratutto nel ruolo di opinionista per la politica. Sapete, sono stato massacrato per cinque anni dai professori di italiano e pensavo che il massimo di scrittura che avrei potuto fare in futuro sarebbe stata quella da filosofo di Facebook" Hobby: beach volley livello pensionati, Harry Potter e la musica