Perché Gentiloni premier conviene a tutti

Gentiloni, dunque. E’ lui il premier incaricato da Sergio Mattarella, con buona pace degli ignoranti (nel senso che “ignorano”) dell’articolo 92 della Costituzione. E’ il terzo governo a guida PD, dopo Letta e il premier uscente Renzi. Una decisione, quella del Presidente della Repubblica, concertata con il segretario del PD. Una decisione che conviene a tutti: alla maggioranza, all’opposizione e, ultimi ma non ultimi, agli italiani.

Renzi e il PD

Le opposizioni, in particolar modo il Movimento 5 Stelle, hanno definito Gentiloni un “avatar”. Il nome dell’ex ministro degli Esteri era uno tra quelli più facilmente sacrificabili dal PD. Dopo le inevitabili dimissioni, Renzi ha bisogno di tempo per riorganizzarsi in vista del Congresso del prossimo anno e, facile pensarlo, per la campagna elettorale per la Segreteria e poi, eventualmente, per Palazzo Chigi. Chi meglio di Gentiloni, renziano doc, personalità pacata, che non ha ambizioni per la prossima legislatura o per la guida del Nazareno, poteva non oscurare la figura dell’attuale segretario, oltre che catalizzare su di sé tutte le critiche che già ora stanno piovendo su un uomo che ancora non ha nemmeno varcato le porte di Palazzo Chigi? Non si vuole con questo sminuire totalmente la figura di Gentiloni, né ridurlo alla stregua di una marionetta pronta ad assecondare le idee e le proposte di Renzi. Ma il governo che sta per nascere sembra continuare sull’impostazione di quello precedente, come ha confermato lo stesso Gentiloni al Quirinale: si va avanti con la maggioranza che aveva sostenuto il precedente governo. Niente larghissime intese, dunque, niente governo di unità nazionale. Dovesse poi vincere il Congresso, Renzi avrà carta bianca (anche senza un #Paolostaisereno) per togliere la fiducia a Gentiloni e tornare ad elezioni.

Di un altro governo tra quello di Renzi e le elezioni ha bisogno anche la minoranza del PD. In parte per le stesse esigenze dell’attuale segretario (preparare il Congresso), in parte per continuare l’opera di delegittimazione nei confronti del premier uscente. La minoranza del PD ha bisogno di tempo per organizzarsi, per fare un fronte comune, per vedere quali sono i margini di accordo con chi dal partito è uscito (Fassina e Civati, insieme a Sinistra Italiana e Possibile). Non è detto ci riescano e, visti la quantità di correnti anche nella sinistra-sinistra e i precedenti, si può avere qualche dubbio. Ma Gentiloni è l’uomo giusto, anche per la sua storia politica. Un comunista moderato, un “cattocomunista” sin dagli albori. Un premier che la sinistra del partito non avrà problemi a sostenere.

Le opposizioni

Chi ha vinto il referendum ha delle opinioni contrastanti sul neopremier. Partiamo da Forza Italia. Sin da subito, per voce di Brunetta, il partito di Silvio Berlusconi aveva allontanato l’ipotesi di elezioni. “Il PD ha la maggioranza in Parlamento, faccia in modo di fare un governo per modificare la legge elettorale”, il Brunetta pensiero. L’Italicum non piace più all’ex Cavaliere che ora punta ad un proporzionale puro, sia alla Camera sia al Senato, per liberarsi di un’alleanza mai particolarmente apprezzata con la destra di Salvini e Meloni e aver maggiore voce in capitolo nella formazione di un eventuale prossimo governo, anche con il suo scarno 10%. Forza Italia, tra l’altro, aspetta anche la disillusione di qualche moderato, che potrebbe tornare sulla nave dopo averla abbandonata nel momento dell’onda travolgente del renzismo.

Diverso è il discorso per Lega Nord, Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia. Queste tre forze politiche hanno chiesto, sin dalle 23.04 del 4 dicembre scorso, elezioni. Ignorando il già citato articolo 92 della Costituzione, da loro stessi difesa proprio il 4 dicembre, urlano al “quarto governo non eletto”. Pur tenendo presente che quello Gentiloni sarà il 64esimo governo dalla proclamazione della Repubblica e ritenendo inutile sottolineare che il popolo italiano non è stato chiamato alle urne per 63 volte, ma nemmeno per 60, è chiaro il messaggio lanciato da Lega e 5 stelle: rivogliamo la sovranità. Ed è questo un argomento che molto attecchisce sul popolo, specialmente su un popolo che non sente gli effetti delle politiche pubblicizzate da Renzi e dal suo governo. Gentiloni premier conviene anche a loro proprio per questo: alle due principali formazioni di opposizione è garantito ancora un po’ di Aventino, di protesta ad oltranza (già iniziata con la mancata partecipazione alle consultazioni con il premier incaricato), che tanto bene fa ai sondaggi.

La necessità di una legge elettorale

Ma il governo Gentiloni è conveniente soprattutto per gli italiani. L’Italia ha bisogno di una legge elettorale che garantisca governabilità. Il 24 gennaio arriverà la sentenza della Consulta sull’Italicum. Si capirà cosa, se e come questo dovrà esse modificato. Il grande problema è al Senato, dove oggi si andrebbe a votare con il Consultellum. Demagogico è chi cerca di convincerci che la legge elettorale si faccia in qualche ora di attività parlamentare: se fosse davvero così, non avremmo aspettato anni per portarne una in Parlamento e Renzi non vi avrebbe posto la fiducia. E’ difficile, se non impossibile, trovare una sintesi non solo tra forze di maggioranza e di opposizione, ma anche all’interno degli stessi schieramenti. Folle è pensare ad un ritorno al proporzionale puro: la Prima Repubblica sembra non averci insegnato nulla. Buon lavoro a Gentiloni, dunque, certo che lavorerà nell’interesse degli italiani. Facciano lo stesso anche tutte le forze politiche.

Luca Musio

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