Caso Sallusti: Libertà violata VS Legge violata

IL CASO SALLUSTI
Mercoledì 26 Settembre 2012. Nel corso del pomeriggio giunge la notizia riguardante la decisione della Corte di Cassazione di condannare Alessandro Sallusti, direttore del quotidiano Il Giornale a scontare 14 mesi in carcere per il reato di diffamazione. Il diffamato in questione è il giudice tutelare di Torino Giuseppe Cocilovo.
Il giudice è stato screditato tramite un articolo riguardante la falsa notizia di una tredicenne incinta costretta ad abortire dalla madre e dal giudice. L’articolo in questione è apparso in una delle edizioni del quotidiano Libero nel 2007, quando Sallusti ne era direttore, firmato da un tale “Dreyfus” , pseudonimo che richiama l’ufficiale ebreo francese sacrificato alla ragione di Stato alle fine ottocento. L’articolo 595 del Codice Penale recita: “Se l’offesa [diffamazione] è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516. Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate”, sicché Sallusti dovrà e sborsare 5.000€ di risarcimenti e dovrebbe trascorrere 14 mesi in galera (previa la sospensione condizionale della pena) per un articolo da lui non scritto: essendone il firmatario persona inesistente, la pena è ricaduta sul direttore che ne ha autorizzato la stampa. Il 27 settembre, il deputato del PDL Renato Farina rivendica la paternità del nome Dreyfus e dell’articolo, assumendosi tutta la responsabilità dell’accaduto. Dunque il processo potrebbe subire futuri stravolgimenti.
A riguardo Sallusti, vittima di una pena eccessiva, non ha ancora espresso alcun giudizio, fatto sta che,dopo aver appreso la notizia della condanna, ha presentato le sue dimissioni dal ruolo di direttore de Il Giornale, dimissioni fermamente rifiutate da Paolo Berlusconi, fratello del ex primo ministro ed editore di suddetto quotidiano, che ribadisce la sua piena fiducia in Sallusti.

Gianmarco Rossi

SULLA LIBERTA’ VIOLATA La risposta dell’opinione pubblica è stata piuttosto unitaria. Solidarietà nei confronti del direttore è arrivata dalle principali agenzie e testate giornalistiche, da molti esponenti politici, dal leader IDV Antonio Di Pietro che dichiara di aver ricevuto frequenti diffamazioni da parte di Sallusti, ma che auspica una giusta punizione che non sia la reclusione (“manovra di stampo fascista”), al ministro della Giustizia Paola Severino che si dice disposta a modificare l’articolo. Sulla stessa strada si pone il presidente Napolitano, che ritiene la galera come ultima soluzione. Intanto sui vari social network c’è chi si schiera dalla parte di Sallusti, chi contro; altri invece se la prendono pesantemente con Farina. Siamo del parere che testimoniare il falso e poi non rettificarlo sia cosa iniqua, ma riteniamo, in base all’articolo 21 della Costituzione italiana (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. […] ), che la galera sia una pena troppo eccessiva e che, ovviamente, tali decisioni non sono altro che “bavagli” atti a soffocare la libertà di espressione e di stampa.

Gianmarco Rossi

VS

SULLA LEGGE VIOLATA Abbiamo dinanzi una speculazione giornalistica spudorata che trionfa nell’ignoranza dell’opinione pubblica e nella grossolanità di certe posizioni. Sallusti non è vittima di nessun complotto, non è e non sarà un martire della libertà d’espressione. Come ha riportato il mio collega Gianmarco Rossi nell’articolo Il caso Sallusti il codice penale è ben chiaro a riguardo: Sallusti è colpevole di Diffamazione a mezzo stampa. E se l’articolo fosse realmente stato scritto da Farina, in qualità di Direttore sarebbe ugualmente responsabile del reato. Condanna accreditata da tre gradi di giudizio, fino alla Cassazione. Non si può pretendere d’affermare che la diffusione di una notizia falsa così svilente sia una libera espressione, senza offendere la dignità di quei giornalisti che adempiono con responsabilità la propria vocazione d’informare, senza denigrare chi fa del proprio esprimersi una forma d’Arte. E’ anche ingiusto non ché stupido definire una pena prevista dal codice “manovra di stampo fascista”, così come appellarle contro la Costituzione è quanto mai improprio. Bisognerebbe riflettere, poi, se tanto vigore nell’aprioristica difesa della libertà di stampa, sarebbe stato investito per la difesa di una qualsiasi penna di provincia. Spero che il vero Giornalismo sappia emanciparsi da questi giochi e abbia la fermezza di raccontare la realtà oggettivamente, assumendosi il rischio dei propri limiti, fugando strumentalizzazioni come questa.

Fabrizio De Gregorio

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