Thomas Herndon, lo studente che ha messo in crisi un sistema

thomas herndonVi siete mai chiesti da dove provenga quella serie di numeri magici che dovrebbe garantire, secondo l’establishment europeo, l’uscita dalla recessione e una permanente condizione di stabilità?  Nella cabala delle cifre che governa le politiche economiche dell’Eurozona si intravede quasi una forma di misticismo, o di veggenza religiosa. Quale fondatezza scientifica o prova empirica prescrive di mantenere il disavanzo primario al di sotto del 3% del Pil, come previsto dal trattato di Maastricht? Oppure di ridurre il debito pubblico del 5% all’anno, come si legge nel Fiscal Compact?

Di certo deve esserselo chiesto Thomas Herndon, un dottorando alla University of Massachussets di Amherst. La scorsa estate, preparando la sua tesi di dottorato, si imbatte in una di quelle cifre magiche di cui si fa forte l’economia neoclassica e l’apparato di potere che la sostiene: il famigerato teorema di Reinhart-Rogoff. Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff sono due stimatissimi economisti di fama mondiale, autori di uno studio intitolato Growth in a Time of Debt. Nella loro ricerca si sostiene che, per qualsiasi Stato, la soglia del debito pubblico al 90% del Pil rappresenta un limite varcato il quale la crescita diventa impossibile. I due studiosi riportano una dimostrazione matematica che proverebbe inequivocabilmente il risultato. Thomas prova a ripeterla, ma i conti non gli tornano. Comincia a capire che qualcosa non funziona. Per la verità non ha intenzione, almeno all’inizio, di confutare lo studio. I suoi professori gli hanno assegnato il compito di provare a ripetere il risultato di una ricerca effettuata da altri economisti. Il problema è che lui prova e riprova a fare gli stessi calcoli, ma l’esito dei suoi conti è diverso. Allora contatta i due autori, i quali sorprendentemente gli forniscono tutte le fonti originarie a cui hanno attinto. E’ a questo punto, dopo l’ennesimo tentativo, che Thomas capisce perché continua a pervenire ad un risultato diverso rispetto a Reinhart e Rogoff. Semplicemente, i due economisti avevano commesso una serie di errori imbarazzanti. Tra gli altri, il più incredibile è quello di aver sbagliato ad allineare alcune colonne di cifre usando Excel.

La scoperta di Thomas provoca un terremoto negli ambienti accademici e politici. I due professori sono costretti ad ammettere pubblicamente l’errore, prendendo le distanze allo stesso tempo da quelle politiche rigoriste cui avevano fornito il fondamento teorico. L’imbarazzo raggiunge anche diverse cancellerie mondiali: molti governi avevano basato i loro interventi di politica economica sul teorema di Reinhart-Rogoff, citato anche pubblicamente in numerose occasioni, come durante la campagna elettorale per l’elezione del presidente USA nel 2012.  Questa scoperta provoca anche l’eliminazione di ogni riferimento al rapporto debito/Pil nell’ultima riunione del G20. Ma, soprattutto, restituisce dignità ai detrattori del rigorismo globale, accusati di impostare la loro polemica su questioni di natura esclusivamente ideologica. Gli economisti che non accettano la politica dell’austerity poggiano le loro tesi sulla convinzione che sia proprio errata, non sull’ideologia. Come scrive un giornale di New York, uno studente ventottenne “ha impiegato una parte del suo semestre universitario per distruggere il cardine intellettuale del movimento di austerity globale”.

Personalmente, ritengo che questa storia mi abbia insegnato alcune cose. Innanzitutto, che devo imparare ad usare Excel, nonostante maledica ogni giorno l’esame di Informatica per l’economia che dovrò sostenere a breve. Poi, che il timore reverenziale non paga, anzi è in alcuni casi profondamente dannoso. Non bisogna mai accettare un risultato, una teoria, una spiegazione, di qualunque argomento si tratti, per la paura di confrontarsi con qualcosa di troppo complesso o perché “se lo dicono loro, che sono degli esperti, sarà vero”. Anche due economisti di fama internazionale possono incappare in errori banali. Allo stesso tempo, la polemica acritica, spogliata dello studio, della comprensione e dell’analisi scientifica dei dati non serve a nulla, anzi favorisce la conservazione dello stato di cose esistenti. E’ incredibile pensare al fatto che tra tutti i più severi critici dello studio di Reinhart-Rogoff, tra cui si annoveravano premi Nobel come Krugman e Stiglitz, a nessuno fosse venuto in mente di fare quello che ha fatto lo studente di Amherst: provare a ripetere la dimostrazione. E’proprio questo che insegna la vicenda di Thomas, anche e soprattutto ai detrattori delle politiche di austerity (e a chi in generale contesta un’idea o una teoria): bisogna spogliarsi della presunzione di chi crede di avere la verità in tasca, e rivestirsi dell’umiltà di chi, una per una, rimette in fila le cifre e rifà pazientemente i calcoli.

 Dario Luciani

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