Aspettando La Riforma

Camera, discussione su riforma della legge elettoraleLa parola d’ordine è una e una sola: “Dobbiamo fare le riforme”. Ma sui tempi, sulle modalità e sugli iter non si annunciano slogan folgoranti. Tranne alcune date che il sindaco-premier c’ha elargito. Affermando che “La data è la differenza tra sogno e progetto” (Walt Disney).

Insomma, il grimaldello per forzare questa serratura ormai arrugginita, e di scarsa utilità, che è l’impasse italiano sembra essere alla portata di mano. Mettere in campo dei testi, portarli al vaglio delle camere e il gioco è fatto. Semplice, troppo semplice, peccato che da vent’anni la serratura seppur arrugginita e becera non è stata forzata anzi, dove era possibile, la si è anche sistemata affinché le porte della “redenzione” potessero rimanere chiuse per sempre.

In questi giorni si parla molto di legge elettorale, il punto di partenza del nuovo governo. Dove, affermano gli esponenti del PD, non si può fallire. Anzi “Qualora si fallisse che tornassimo tutti a casa!”. In effetti anche se tornassero a casa non gli verrebbero di certo preclusi gli usci di Montecitorio, non sia mai. Si rischierebbe la crisi d’astinenza. Qualche settimana nelle proprie ville e poi di nuovo al Palazzo del Potere. Nuovi giochi, nuove manovre e così via. No. Questa volta la riforma va fatta, questa volta tutti coloro che si reputano “anti-sistema”, “rottamatori” e chi più ne ha più ne metta hanno l’obbligo morale e civico di sistemare le brutture di sistema. Prima fra tutte, appunto, la legge elettorale.

Ormai, in Italia, la creazione di tali leggi porta di nuovo soltanto nomi da inserire, a caratteri cubitali, all’interno delle pagine dei giornali. “Porcellum”, “Consultellum”, “Italicum”. Tra l’altro, visto che già di per sé l’Italicus è stata una tragedia chissà che, cambiando l’ultima consonante, non si possa assistere a qualcosa di altrettanto drammatico.

Partendo dal “Porcellum”: ormai è noto, è stato dichiarato nei suoi punti essenziali (premi di maggioranza, liste bloccate e candidature multiple) anti-costituzionale (dopo appena 7 anni – che vista da lince in Italia), e data questa sua incompatibilità con la carta Costituzionale deve essere cambiata e perciò Matteo e Silvio si sono riuniti per dare vita a quest’altra innovazione elettorale; di cui ieri si è parlato alla Camera, in prima lettura, mettendo al voto i vari emendamenti (i più riguardanti la parità di genere), di cui diversi ritirati o bocciati.

Sull’Italicum è stato detto tanto, ma la descrizione più onesta è stata data dall’on. Giachetti che ha definito gli elementi di questa legge come “borderline per evitare delle sentenze di incompatibilità costituzionale”. Quindi il legislatore si sta comportando come lo studente che per evitare di farsi scoprire dal professore, copia la versione da internet ma, con mano attenta, “cambia l’impostazione” per evitare il 3 e giungere all’anelato 6.

Peccato che questi non sono i banchi del liceo, ma quelli di Montecitorio. Infatti, al liceo mentre il professore spiega i ragazzi giocano con il telefonino e mentre si interroga scherzano e parlano tra di loro, invece a Montecitorio…no, ok è come il liceo (ho visto con i miei occhi).
Quindi i nostri rappresentanti tra una schedina di calcio e una partitella a Ruzzle guardano sornioni le indicazioni del Comitato dei Nove che, come fossero imperatori, alzano il pollice per votare a favore e lo abbassano per votare contro. Fine dei giochi.
Questo spiega molte cose.

Resta il fatto che tale legge elettorale risulta essere costruita, accuratamente, per evitare le sentenze della Corte e, come se non bastasse, è stata creata alleandosi con un personaggio che ha avuto una condanna in Cassazione per evasione fiscale ma, nonostante tutto, è ancora a piede libero. Essendo, il perché quest’alleanza, un mio grande dilemma ho anche posto i “perché” di quest’evento allo stesso Giachetti, che ha risposto dicendomi che le leggi vanno create in aula e approvate in maggioranza. Quindi bisogna discuterne con chi le vota. La cosa mi ha lasciato molto perplesso.

Insomma, alla fine della vicenda, ci ritroveremo con due leggi elettorali, una per la Camera e una per il Senato (che a sua volta verrà chiamato a votare per il suo depauperamento) entrambe criticate per i collegi plurinominali che, seppur adesso limitati da 3 a un massimo di 6 nomi, continuano ad essere servi delle logiche di partito.
I cittadini (quei due o tre che vanno a votare) non hanno la possibilità di scegliere il proprio candidato.

Note di merito vanno, invece, alle soglie di sbarramento portate al 4,5% per i partiti coalizzati, l’8% per i partiti che corrono da soli e al 12% per le coalizioni. Questo potrebbe far si ad evitare il multipartismo selvaggio e a garantire la governabilità. Il ballottaggio, a suo modo, potrebbe anche essere un buon metodo per creare una forte maggioranza al secondo turno, a meno che non si raggiunga il 37% delle preferenze, in tal caso si avrebbero, come premio, 340 seggi su 630.

Da come la vedo, in questo momento non credo che così composta, la riforma, possa fare granché. Sarebbe stato rivoluzionario inserire nei collegi l’alternanza maschio-femmina, portando quindi, nelle aule, una ventata rosa mai vista prima. Questa, infatti, è stata definita dalla Bindi una clausola non negoziabile.  La presidente della commissione Antimafia però non ha fatto i conti con i propri compagni di partito, infatti alla presentazione dei tre emendamenti, a voto segreto, ha avuto la sorpresa della bocciatura degli stessi.

I deputati dem hanno, quindi, votato contro le direttive di partito non approvando le proposte sulla parità di genere, che avrebbero potuto inserire benissimo se avessero approvato con unanimità interna. La sconfitta su questo campo è stata tutta PD. Renzi non ha salvato quella clausola a lui tanto cara dell’alternanza uomo-donna, ma nonostante tutto ha garantito che, personalmente, nelle sue liste continuerà a mantenere la parità che ha avuto alla provincia, come sindaco, come segretario e come premier.
Aspettando trepidanti non ci resta che attendere e valutare.

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Gaetano Gatì

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