Muse: The 2nd Law

muse-the-2nd-law-cd-cover-586x586A tre anni di distanza da The Resistance, i Muse tornano sulla scena con il loro sesto album, The 2nd Law, in uscita il 2 ottobre. L’attesa degli ultimi mesi è stata smorzata dal rilascio di brani come Survival, inno ufficiale delle scorse Olimpiadi, e Madness. Il titolo dell’album, The 2nd Law, ha fin da subito incuriosito in quanto fa riferimento al secondo principio della termodinamica e all’inevitabile spreco di energia all’interno di un sistema chiuso; nonostante ciò non tutti i pezzi sono “proiettati” verso il mondo esterno, è possibile infatti notare nei testi di quest’album più che nei lavori precedenti un’impronta decisamente personale.
Sin dal primo ascolto si avverte l’apparente mancanza di un filo conduttore tra i brani, molto diversi l’uno dall’altro. Il disco si apre con Supremacy, che alterna acuti e riff (suonati già nel primo live, quello di Cologne, con una chitarra a sette corde) a strofe sì lente, ma caratterizzate da un’atmosfera epica e solenne. Subito dopo abbiamo Madness, brano dal sound pop che diventa comunque apprezzabile nel crescendo finale. Ma è Panic Station, forse uno dei pezzi più riusciti dell’album, a spiazzare con uno stile funky decisamente anni ’80 e la linea di basso che rimanda ad Another One Bites The Dust dei Queen. La già citata Survival, invece, con la sua introduzione al pianoforte, i cori, l’acuto e il solo finale si rivela probabilmente troppo carica, ma adatta al suo scopo di accompagnare gli atleti durante i giochi olimpici. Passando per Follow Me, che contiene un loop di sottofondo che si rivela essere il battito cardiaco del figlio del frontman Matthew Bellamy, arriviamo ad Animals, pezzo di denuncia con chiari riferimenti alla crisi economica che sta colpendo il mondo intero. Le urla dei broker della borsa di Wall Street nella parte finale del brano suscitano un senso di ansia e inquietudine, placato dalla ballad Explorers. Big Freeze, invece, è orecchiabile ma piuttosto anonima, e fa da collegamento con le successive Save Me e Liquid State. Stavolta la voce è quella del bassista Christopher Wolstenholme, autore di entrambi i pezzi autobiografici sulla sua lotta contro l’alcolismo. Chiudendo con Unsustainable e il suo dubstep (non elettronico ma fatto con strumenti veri) e con l’ipnotica Isolated System ci si riallaccia all’idea “base” dell’album, accompagnati dalla voce di una fantomatica giornalista che parla appunto dell’entropia.
I Muse sono riusciti ancora una volta a dividere in due il loro pubblico. The 2nd Law in conclusione non sarà il loro album migliore, all’altezza dei vecchi tempi di Showbiz e Origin of Symmetry, ma è certamente prova del fatto che la band continua ad avere il coraggio di osare, dando ulteriori svolte alla propria musica.

Sara Prosperi
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Siria, Quale Verità?

Dopo aver visto l’ennesimo servizio televisivo sulla guerra civile siriana, mi chiesi se tutto quello che i media ci offrivano fosse veritiero. Spinto dalla curiosità, andai a ricercare su internet alcuni documenti che dessero conferma ai miei dubbi, e mi ritrovai ad avere a che fare con una situazione molto differente da quella che giornali e telegiornali avevano descritto. Infatti, da quando nella nazione medio-orientale sono scoppiati i primi movimenti, eravamo abituati a sentir parlare di un tiranno, Bashar Al-Assad, personificazione del male assoluto, che opprimeva e reprimeva col pugno di ferro il “popolo”, stanco della dittatura e stimolato dai successi (a parere di molti autorevoli intellettuali e giornalisit parecchio discutibili) della cosiddetta “Primavera araba”. Consultando invece siti non battezzati in nome della Grande Divinità del politicamente corretto, al quale, ahinoi, la gran parte dei media si è votata volontariamente, dove ho trovato validissmi reportage ed articoli, ho compreso come il panorama della questione siriana fosse molto più complesso di quello che poteva apparire. Del fatto che gli statunitensi volessero far “sloggiare” i russi dalla loro unica base mediterranea, ovvero quella di Tartus, e spazzare via uno dei più grandi alleati dell’Iran già si sapeva da tempo. Ma mi ha sorpreso il veder riapparire sullo sfondo, appena dietro gli USA, Francia e Gran Bretagna, che con la guerra di Libia hanno dato inizio ad una fase di espansione nel bacino del Mediterraneo al fine di ottenere il controllo delle principali risorse energetiche, come petrolio e soprattutto gas, di cui la Siria ne è potenzialmente ricchissima, se non la più ricca nel Medio-Oriente. Gli interessi di questi due grandi paesi europei conincidono con quelli dei grandi sceicchi della pensiola araba, intenzionati a togliere di mezzo Assad per favorire la penetrazione delle loro “trivelle” nell’area, e con quelli di un certo Erdogan, che vuole che la sua Turchia diventi la grande potenza del Mediterraneo orientale. Alla luce di ciò si spiega perchè le grandi emittenti Al-Jazeera e Al-Arabya, rispettivamente del Qatar e dell’Arabia Saudita, conducano da molto tempo a questa parte una dura campagna di diffamazione contro il governo siriano, perchè USA, Francia e Gran Bretagna finanzino ed armino i ribelli della frangia estremista salafita, che terrorizzano la popolazione con le loro rappresaglie, perchè, dall’altra parte della scacchiera, la Cina, che non gradisce che gli americani tentino di incrinare il suo predominio in quell’area geo-politica, insieme alla Russia voglia evitare una vera e propria invasione armata. Non si sa come la questione procederà nei prossimi mesi, ma una cosa è certa: la popolazione continua a soffrire, schiacciata dalla violenza dei Salafiti e dalle controffensive dell’esercito regolare, falcidiata da bombardamenti e scontri cittadini. Muoiono i bambini che vanno a giocare, i ragazzi che vanno a scuola, chi va ad aprire la sua attività, muoiono le madri, i padri. Ed inoltre, che ne sarà dei cristiani, sempre trattati con riguardo sotto Assad, e che ora si trovano faccia a faccia con la minaccia integralista. Tutto ciò accade nel silenzio, senza che le penne cosiddette più “prestigiose” sprechino un poco del loro inchiostro per raccontare.

Stefano Agresti

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Governo Monti: Le Rinunce degli Italiani VS Non Sparate sulla Croce Rossa

I DATI DEL GOVERNO MONTI
Accettato il mandato di Presidente del Consiglio il 16 novembre 2011, il 5 dicembre Mario Monti presenta all’appena formato Consiglio dei Ministri la manovra anti-crisi, approvata e presentata poi alla stampa il giorno stesso. La manovra si pone come obiettivo il risanamento del deficit finanziario del nostro paese. Tra i provvedimenti più discussi, quelli riguardanti le pensioni: chi, infatti, aveva diritto a pensioni di vecchiaia, dovrà aspettare i 66 anni per cessare la propria attività lavorativa; se invece ci si avvale di un pensionamento per anzianità, che cioè prende in considerazione gli anni di contributi versati, si dovranno aspettare i 42 anni e un mese di lavoro per gli uomini e i 41 anni e un mese per le donne. Questo porterà chiaramente ad un minore ricambio generazionale all’interno del mondo del lavoro. Altre modifiche legislative apportate nell’ambiente lavorativo riguardano lo Statuto del Lavoro, e in particolare l’articolo 18. Infatti, dal 5 aprile di quest’anno, licenziare è un po’ più facile, mentre il ricorso al reintegro è più limitato: pur rimanendo nullo il licenziamento discriminatorio (quello causato da divergenze religiose, o di razze, o di diversi orientamenti sessuali), con il licenziamento per motivi economici (ossia oggettivi) il reintegro avverrà solo ed esclusivamente nel caso in cui le motivazioni addotte dall’azienda siano “manifestamente insussistenti”. Nei casi invece di licenziamenti disciplinari (cioè per giusta causa o giustificato motivo soggettivo), il reintegro avverrà solo se previsto dal contratto, neanche più dalla legge. Tra i provvedimenti finanziari, la manovra “salva – Italia” prevede anche l’aumento dell’accisa sui carburanti di 0,42 euro al litro (0,51 comprendendo anche il 21% di IVA)*, aumento che avrebbe poi portato ad un picco di 2,013 euro al litro di benzina (registrato in Toscana e Liguria nell’ultima settimana di agosto) e di 1,850 euro al litro per il diesel (massimo registrato in alcuni distributori del Mezzogiorno). Ma non è da trascurare la nuova tassa sulla casa, l’IMU. Che altro non è che un ritorno alla vecchia ICI: dalla rivalutazione delle proprietà catastali fino al 30% si materializzano così 10 – 12 miliardi di euro che andranno in parte al Comune, in parte allo Stato. Un gettito di 13 miliardi sarà invece apportato da un ulteriore aumento dell’IVA (già aumentata dal governo Berlusconi dal 20% al 21 %) al 23%. Queste, le principali direttive del governo tecnico. Sarà il tempo a giudicare quanto questi sacrifici degli italiani, questi momenti di “lacrime e sangue” saranno serviti a salvare il nostro Stato dalla crisi.

Chiara D’Aloisio


LE RINUNCE DEGLI ITALIANI Quando il 16 novembre 2011 Napolitano affidò il nuovo governo al professor Mario Monti, l’Italia dichiarava lo stato di emergenza. Un governo tecnico prendeva in mano una situazione disastrosa, gli occhi dei  “grandi” del Mondo erano fissi sul nostro Paese, mentre aspettavamo di sapere quali sarebbero state le nostre sorti, quale prezzo la crisi ci avrebbe fatto pagare?  E il conto è arrivato con la manovra “salva Italia”, con i “sacrifici”, i tagli e le tasse che i Bocconiani imponevano agli Italiani. Un conto salato, purtroppo, soprattutto per quegli italiani onesti che da sempre pagano le tasse, quelli che reggono anche i privilegi della casta. Mettendo sulla bilancia ciascun provvedimento preso da questo governo, pesano drasticamente le riduzioni di stipendi e pensioni, l’aumento delle tasse e dell’ Irpef regionale e comunale,  l’arrivo dell’Imu sulla prima casa e per le attività produttive, la modifica apportata all’articolo 18  , mentre la benzina, ormai, è salita  a due euro al litro. Non si è provveduto ad una ripartizione più equa dei sacrifici. Non è stata fatta, inoltre, una distinzione tra  generazioni. I giovani oggi hanno troppo poco: poca istruzione, poca protezione dei rischi sociali, poco aiuto per le giovani famiglie, poco sostegno nell’impresa. I dati dimostrano come la generazione Gelmini-Profumo ha risentito dei provvedimenti presi in ambito scolastico: l’aumento del prezzo dei libri scolastici, che come rivelano le ricerche del Codacons, hanno inciso per circa 100 euro a famiglia, nonostante la digitalizzazione dei testi introdotta da Profumo; la riduzione del tempo pieno e i 15mila precari scesi in piazza per manifestare contro il concorso nazionale bandito dal Miur, dietro il quale si nascondono ancora altri tagli. Si è disposti a sacrificare la scuola, dimenticando che essa è la miniera dove vengono forgiati coloro che reggeranno questo Paese. Vengono colpiti, purtroppo, sempre le fasce meno protette: i lavoratori, i precari, gli anziani, i giovani e le famiglie. Sono ancora troppo pochi a pagare, perché sempre gli stessi. Mentre sarebbe più giusto ed equo pagare meno, ma tutti. Sono troppe le rinunce che lo Stato richiede in nome dello spread, ma che pesano parecchio sul futuro della nostra Italia.

VS

NON SPARATE SULLA CROCE ROSSA Ecco Monti serioso e affilato vestito da infermiera, direi persino graziosa. Lo vedo tutto indaffarato in una schiera di uomini e donne vestiti tecnici da crocerossine che s’agitano su e giù per il tendone. Sono nel campo ospedaliero poco distante dal fronte. Serpeggiano voci terribili su quello che succede laggiù e nessuno di noi sa qual è la verità: c’è chi dice che il Nemico usi un’arma chimica nuova, la chiamano ‘Spread’ , altri parlano di una nuova artiglieria scelta, i ‘broker’. Ma non possiamo avere paura, è il momento di stringere i denti e di farci medicare. Mario mi si avvicina e mi obbliga una delle tante medicine, fiducioso la inghiotto tutto d’un fiato: porca miseria quant’è amara! Questa IMU è un insulto al palato! Non so chi sia il medico (un certo Europa credo) che ha ordinato a Mario d’impormi una simile atrocità, ma ho fiducia: non posso non averne.

Mi sveglio: era un sogno. Accendo la televisione: inizia l’incubo. Uomini e donne ridicolmente vestiti da onorevoli iniziano a parlare senza dire, a pronunciare o una polemica fatta di demagogia, o promesse lanciate al futuro perché non capaci di mantenerle al presente. Io sono un Ottimista integralista e come tale mi rifugio in un’ ottundente ingenuità che vuole provocarvi, infastidirvi: perché spariamo su una Croce Rossa che commette errori e non su chi ci ha portato in
guerra?

Un ottimista (fdg)

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Caso Sallusti: Libertà violata VS Legge violata

IL CASO SALLUSTI
Mercoledì 26 Settembre 2012. Nel corso del pomeriggio giunge la notizia riguardante la decisione della Corte di Cassazione di condannare Alessandro Sallusti, direttore del quotidiano Il Giornale a scontare 14 mesi in carcere per il reato di diffamazione. Il diffamato in questione è il giudice tutelare di Torino Giuseppe Cocilovo.
Il giudice è stato screditato tramite un articolo riguardante la falsa notizia di una tredicenne incinta costretta ad abortire dalla madre e dal giudice. L’articolo in questione è apparso in una delle edizioni del quotidiano Libero nel 2007, quando Sallusti ne era direttore, firmato da un tale “Dreyfus” , pseudonimo che richiama l’ufficiale ebreo francese sacrificato alla ragione di Stato alle fine ottocento. L’articolo 595 del Codice Penale recita: “Se l’offesa [diffamazione] è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516. Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate”, sicché Sallusti dovrà e sborsare 5.000€ di risarcimenti e dovrebbe trascorrere 14 mesi in galera (previa la sospensione condizionale della pena) per un articolo da lui non scritto: essendone il firmatario persona inesistente, la pena è ricaduta sul direttore che ne ha autorizzato la stampa. Il 27 settembre, il deputato del PDL Renato Farina rivendica la paternità del nome Dreyfus e dell’articolo, assumendosi tutta la responsabilità dell’accaduto. Dunque il processo potrebbe subire futuri stravolgimenti.
A riguardo Sallusti, vittima di una pena eccessiva, non ha ancora espresso alcun giudizio, fatto sta che,dopo aver appreso la notizia della condanna, ha presentato le sue dimissioni dal ruolo di direttore de Il Giornale, dimissioni fermamente rifiutate da Paolo Berlusconi, fratello del ex primo ministro ed editore di suddetto quotidiano, che ribadisce la sua piena fiducia in Sallusti.

Gianmarco Rossi

SULLA LIBERTA’ VIOLATA La risposta dell’opinione pubblica è stata piuttosto unitaria. Solidarietà nei confronti del direttore è arrivata dalle principali agenzie e testate giornalistiche, da molti esponenti politici, dal leader IDV Antonio Di Pietro che dichiara di aver ricevuto frequenti diffamazioni da parte di Sallusti, ma che auspica una giusta punizione che non sia la reclusione (“manovra di stampo fascista”), al ministro della Giustizia Paola Severino che si dice disposta a modificare l’articolo. Sulla stessa strada si pone il presidente Napolitano, che ritiene la galera come ultima soluzione. Intanto sui vari social network c’è chi si schiera dalla parte di Sallusti, chi contro; altri invece se la prendono pesantemente con Farina. Siamo del parere che testimoniare il falso e poi non rettificarlo sia cosa iniqua, ma riteniamo, in base all’articolo 21 della Costituzione italiana (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. […] ), che la galera sia una pena troppo eccessiva e che, ovviamente, tali decisioni non sono altro che “bavagli” atti a soffocare la libertà di espressione e di stampa.

Gianmarco Rossi

VS

SULLA LEGGE VIOLATA Abbiamo dinanzi una speculazione giornalistica spudorata che trionfa nell’ignoranza dell’opinione pubblica e nella grossolanità di certe posizioni. Sallusti non è vittima di nessun complotto, non è e non sarà un martire della libertà d’espressione. Come ha riportato il mio collega Gianmarco Rossi nell’articolo Il caso Sallusti il codice penale è ben chiaro a riguardo: Sallusti è colpevole di Diffamazione a mezzo stampa. E se l’articolo fosse realmente stato scritto da Farina, in qualità di Direttore sarebbe ugualmente responsabile del reato. Condanna accreditata da tre gradi di giudizio, fino alla Cassazione. Non si può pretendere d’affermare che la diffusione di una notizia falsa così svilente sia una libera espressione, senza offendere la dignità di quei giornalisti che adempiono con responsabilità la propria vocazione d’informare, senza denigrare chi fa del proprio esprimersi una forma d’Arte. E’ anche ingiusto non ché stupido definire una pena prevista dal codice “manovra di stampo fascista”, così come appellarle contro la Costituzione è quanto mai improprio. Bisognerebbe riflettere, poi, se tanto vigore nell’aprioristica difesa della libertà di stampa, sarebbe stato investito per la difesa di una qualsiasi penna di provincia. Spero che il vero Giornalismo sappia emanciparsi da questi giochi e abbia la fermezza di raccontare la realtà oggettivamente, assumendosi il rischio dei propri limiti, fugando strumentalizzazioni come questa.

Fabrizio De Gregorio

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